WPU ripensare le città. Propositivo, partecipativo e resiliente. Questi i tre aggettivi con i quali si definisce il Workshop Progettazione Urbana, andato in scena lo scorso mese di ottobre a Stabio. Abbiamo chiesto all’architetto Felicia Lamanuzzi di farci un breve bilancio della prima edizione dell’evento.

Nello scorso mese di ottobre avete organizzato un workshop internazionale con lo scopo di riflettere sulla gestione dello spazio pubblico e dell’architettura urbana. Ci raccontate brevemente da dove è nata l’esigenza di questo workshop? « Quello che qualche tempo fa sentivo come un mio personale disagio, da condividere forse solo con i colleghi architetti, oggi è un sentimento ampiamente condiviso dalla gente. Mi riferisco all’opinione comune sul nostro territorio occupato da una confusa varietà di volumi la cui disposizione non risponde più ad una logica spaziale, tesa cioè a stabilire relazioni con lo spazio pubblico su cui si affacciano e così a dare identità e qualità ai luoghi urbani, perpetuando così le logiche di costruzione della città, ma ubbidisce all’unica sterile logica a cui spesso sono ridotti i PR, alla logica delle quantità e del profitto. Credo che i tempi siano maturi per provare a migliorare le nostre città, partendo proprio dallo spazio pubblico e riportando al centro del dibattito l’importanza dei suoi protagonisti: i cittadini».

Chi ha partecipato al laboratorio? « Il workshop è stato concepito come una sorta di piattaforma di eventi volti a far affiorare quel sano spirito di cittadinanza in tutti gli attori delle trasformazioni della scena urbana. Per questo si è rivolto agli studenti delle facoltà di architettura proponendo un laboratorio di progettazione urbana, si è rivolto a tutti i cittadini offrendo loro, oltre ai progetti di riqualificazione urbana elaborati dagli studenti, una serie di conferenze pubbliche e l’allestimento di un’installazione realizzata con la partecipazione della scuola d’infanzia ed elementare di Stabio».

Ci fate un bilancio di questa prima edizione? « Oltre all’ottimo lavoro degli studenti, che in soli tre giorni hanno elaborato delle risposte di qualità (nei prossimi giorni contiamo di esporle in via Segeno, proprio sull’area del progetto o presso il mio studio), ho colto molta soddisfazione anche in coloro che, pur non essendo addetti di settore, hanno partecipato alle conferenze. Ma la risposta più emozionante è stata l’affluenza di visite all’installazione (stiamo lavorando per organizzare un concorso fotografico) che, diventata un riferimento per il passante, ha trasformato un luogo dandogli identità».