Ticino. Storie, emozioni, esperienze che si trasformano in arte. Questa l’idea originale dell’artista del mendrisiotto Giada Bianchi che, con i suoi Ritratti Narrativi, ha unito le possibilità date dai nuovi mezzi di comunicazione utilizzati per coinvolgere persone di ogni dove nel suo progetto. Opere che nascono dall’ascolto e che si osservano ascoltando le voci di chi ha contribuito a generarle.

«I Ritratti Narrativi sono quadri che parlano. Una trasmissione orale pittorica capace di generare arte da chi è arte, ovvero l’essere umano. Dipinti nati da messaggi vocali che vogliono trasmettere arte raccontandosi – spiega Bianchi – l’intento del progetto è quello di riportare l’accento sul vissuto di ognuno, oggi spesso sacrificato in onore di ciò che si mostra, affinché ci si possa riconoscere l’un l’altro attraverso ciò che abbiamo in comune: la vita. Raccontare una parte di se stessi al mondo è un gesto di una generosità immensa perché significa dare coscientemente la possibilità alle proprie emozioni e sentimenti di interagire con quelli altrui, suscitandone di nuovi. Questo crea un legame, magari invisibile agli occhi, ma indissolubile nell’esperienza. È un incontro da cui si può solo tornare arricchiti in quanto moltiplicati, all’infinito. Un incontro di generazioni, luoghi, sensibilità».

Ma come nasce un Ritratto Narrativo? «Normalmente lancio un appello sui social network alla ricerca di persone disposte a raccontarmi qualche cosa di se stesse generato da un elemento comune -spiega Giada Bianchi- che a volte può essere l’osservare un dipinto già terminato oppure una tematica sulla quale esprimersi. La raccolta avviene tramite messaggi vocali, che vengono in seguito montati in un file audio dal quale mi lascio ispirare. Nei miei dipinti convivono le più disparate realtà, a dimostrazione che forse la convivenza pacifica fra esseri umani è davvero possibile attraverso la presa di coscienza di se stessi e il rispetto della presenza altrui. Una volta finita l’opera un Q Code permette a chi la osserva di ascoltare le voci che la hanno generata».

L’opera dal titolo #NOI1 è attualmente visibile e ascoltabile presso lo Spazio 1B di Lugano nell’ambito della mostra collettiva Eter(e)o, organizzata dall’omonima galleria in collaborazione con il Pride Lugano. «Per questo lavoro mi sono basata sul concetto di osservazione pura, condizione in cui lo sguardo è privo di desideri, giudizi e necessità e quindi libero dal riflesso del volere. Questo stato permette all’essere umano di apparire per ciò che è, e cioè natura, creazione, anima e bellezza, ma finché non abbiamo applicato questo ascolto su noi stessi non possiamo pretendere avvenga nell’incontro con l’altro; così ho chiesto alle persone di raccontarmi come si vedono. Dalla consapevolezza dei sé ricevuti ho creato in seguito un dipinto che rappresenta ciò che vuol essere un noi assoluto, dove non esistono discriminazione o diversità alcuna in quanto è un noi composto da singole personalità che si sono riconosciute in loro stesse, unite grazie all’atto della presenza.» conclude Giada Bianchi.

#NOI è un progetto aperto ed è alla ricerca di ulteriori volontari disposti a condividere una parte di sé. L’intento dell’artista è quello di riuscire a creare una serie di dipinti affinché questo #NOI possa assomigliare sempre di più al volto dell’intera umanità. Per partecipare al progetto basta inviare un messaggio vocale via Whatsapp al numero +41793136659 rispondendo alla domanda «come vedi te stesso?». Esempi e ulteriori informazioni su www.giada.ch.

Nei Ritratti Narrativi vengono prese in considerazione tutte le forme di trasmissione appartenenti alla tradizione orale come il racconto, il canto, la danza e la messa in scena. Attualmente, oltre alle testimonianze, un dipinto è stato trasformato in canzone dal cantautore Carmine Torchia canzone dalla quale è nato un nuovo quadro, e nell’ambito della prossima edizione di Ticino in danza un dipinto verrà interpretato nel movimento, dal quale nascerà, in seguito, un’ulteriore opera.

 

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Sono nata a Lugano ma ho studiato e vissuto a lungo a Siena. Ho unito l'antropologia, la creatività, la mia passione per la comunicazione al mio carattere organizzato... il risultato è #faigirarelacultura.