Giorgia Cerruti, alla direzione della Piccola Compagnia della Magnolia, cita le virtù del samurai per raccontare il lavoro del suo gruppo che definisce: forte,  onesto, perseverante.

Piccola Compagnia della Magnolia, cosa significa il vostro nome? «Il nome venne scelto dai primi fondatori della Compagnia, un gruppo di sette  artisti che decisero in una serata  uggiosa nel marzo 2004 a Torino di chiamarsi Piccola Compagnia della Magnolia dopo ore sfinenti trascorse tra alcool e sigarette a pensare al miglior suono, al significato più denso, all’impatto, alla fortuna, all’utopia, al lavoro artigianale, …ne uscì Magnolia, un sempreverde…che simbolicamente rappresenta il centro primordiale che produsse il big bang, la robustezza, la possibilità di rigenerarsi all’infinito senza passare dallo stadio di deperimento. Non aggiungerei altro, il livello di ebbrezza dei partecipanti a quella serata  non era da sottovalutare. Ancora oggi siamo legati a questo nome, soprattutto per la sua immagine di robustezza e armonia».

Avete un progetto che si chiama Bio_Grafie ci raccontate di cosa si tratta? «Quando abbiamo iniziato nel 2015 il progetto Bio_Grafie l’interesse era proprio quello di andare a lavorare attorno a figure che avessero una temperatura di vita ma anche di lavoro nel proprio percorso artistico per così dire…elevata, ai margini, ai bordi: uomini e donne straordinari che hanno attraversato il ‘900 sollevando interrogativi nell’arte e nella società. Nel 2015 è nato lo spettacolo ZELDA / Vita e Morte di Zelda Fitzgerald; nel 2016 1983 Butterfly; nel 2017 ADAGIO Nureyev».

Proprio nel mese di febbraio ha debuttato Adagio Nureyev, come è stato accolto dal pubblico e dalla critica? «A febbraio ha debuttato a Sala Ichos/Napoli un primo studio che è stato accolto dal pubblico con entusiasmo e stupore: gli spettatori sono rimasti sedotti dall’attraversamento teatrale che questo danzatore ha subìto; lo spettacolo accoglie lo spirito di Nureyev per aprirsi metaforicamente all’ Arte nel senso più ampio. Ci sembra che questa persona possa raccontare attraverso il suo percorso la propria dedizione all’arte, il confrontarsi quotidiano con il senso della fatica, con l’ambizione, con i limiti del corpo, della malattia; crediamo che la sua figura possa oggi illuminare sia il percorso degli artisti di ogni disciplina sia la visione del pubblico, rammentandoci quanto sia fondamentale e accessibile il sublime nel quotidiano di ciascuno di noi, quanto sia un dovere pretendere la percezione del sublime nel nostro quotidiano».

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Sono nata a Lugano ma ho studiato e vissuto a lungo a Siena. Ho unito l'antropologia, la creatività, la mia passione per la comunicazione al mio carattere organizzato... il risultato è #faigirarelacultura.