Incontriamo Bottega Buffa Circo Vacanti, una realtà trentina che ha fatto della tradizione una fucina d’avanguardia.

Nel vostro lavoro di teatro vi occupate di arti sceniche con una particolare attenzione alle tradizioni. Qual è il ruolo della tradizione nella società di oggi? «Traslando il detto conosci bene le regole per poterle trasgredire, in Bottega diciamo conosci bene una tradizione prima di poterla tradire. Da qui nasce il nostro motto: ricercare nelle tradizioni per produrre avanguardia. Tuttavia crediamo che il personale contributo di un artista, dato alla propria epoca attraverso la sua traduzione o reinvenzione dei fatti, debba essere un tradimento in grado di ricontestualizzare ogni volta la tradizione, restituendola viva ed attiva attraverso il principio della trasmissibilità».

Il vostro spettacolo, Odissea del Zane, cosa racconta e perché avete scelto di metterlo in scena? «L’Odissea del Zane è uno scanzonato viaggio oltre le colonne d’ Ercole iniziato improvvisamente una notte di mezza estate. Dai boschi d’ Europa alla foresta amazzonica, passando per le cucine di Ade, Signore degli inferi, si snodano le vicende di un picaresco Odisseo, Zane, e di una ribelle Penelope, Riciulina. Attraverso la poetica del grottesco, l’eterno ritorno a Itaca si sposta verso l’Amazzonia per denunciare l’intensivo processo di deforestazione che la sta portando a essere uno dei prossimi paradisi perduti».

Comunicare tra diverse culture con il teatro. Qual è la base dalla quale partite? «Quando ci si approccia a una cultura ci si imbatte in un continuo aprirsi di porte su argomenti paralleli e contaminazioni, tanto che diverse tradizioni potrebbero essere pensate come quella  pianta epifita di cui parlava F. Cruciani a proposito del teatro [1]: queste piante crescono su altre piante traendo nutrimento non da esse ma da composti inorganici che poi vengono sintetizzati come organici essenziali. Questo processo di contaminazione tra diverse culture è evidente quando ad uno studio filologico si associa uno sguardo antropologico».

Cosa vi augurate per il futuro di Bottega Buffa? «Viaggiare! Conoscere pubblici nuovi e poter essere a nostra volta pubblico di diverse culture e identità artistiche».

 

[1]  l teatro italiano del Rinascimento, a cura di Fabrizio Cruciani e Daniele Seragnoli, Ed. Il Mulino, Bologna 1987, p.  11.