Un Teatro, tanti teatri. Per raccontare il Centro Teatrale Senigalliese possiamo usare tre aggettivi: umano, qualitativo e artigianale. Abbiamo fatto una chiacchierata con i responsabili per ascoltare dalle loro voci in cosa consiste il lavoro di questo centro marchigiano.

Quali sono gli obiettivi di Centro Teatrale Senigalliese?«Il Centro Teatrale Senigalliese si occupa di formazione, ricerca, produzione e diffusione della cultura teatrale è una Casa del Teatro dove formarsi in maniera profonda, sperimentare i primi rudimenti del mestiere teatrale e fare della condivisione artistica e umana una delle possibilità per uscire dalla solitudine. Il Centro si interroga sul concetto di teatro popolare, sull’esigenza di tornare a percepire il Teatro come strumento di liberazione, utilizzabile da chiunque. Come mezzo per valorizzare la soggettività e la diversità. Come motore per trasformare se stessi e la realtà circostante. L’Associazione vuole praticare l’unione fra Arte e Artigianato al fine di tornare ad una modalità di far teatro con mezzi semplici, formare attori che, avendo coscienza delle tecniche teatrali tramandateci, sappiano superare la tradizione praticando il proprio pensiero e stimolare le umanità, cioè non insegnare qualcosa ma usare il teatro come terreno fertile su cui ci si incontra tutti alla pari, onestamente, in modo vero, con lo scopo primario di ampliare la propria potenzialità umana. Altro obiettivo è quello di riappropriarsi in maniera creativa del Tempo, uscire dalla visione consumistica del dover correre e rimettere al centro dell’attenzione l’interesse verso l’essere umano, la sua integrità Mente-Corpo-Spirito e l’incontro con i suoi simili. Non da ultimo anche conoscere le proprie radici culturali ed emotive per superare ogni localismo, riuscire a superare la paura di sé stessi e dell’altro, sia esso il vicino di casa, il migrante  o il diverso in genere».

Cosa significa per voi fare teatro? «Per noi significa che per trovare il senso di ciò che si fa occorre un confronto ma, per un confronto reale, è necessario avere forte identità, cioè la possibilità di identificarsi in una tradizione: quale tradizione? Non quella della codificazione delle regole, ma quella che Jacques Copeau chiamava la Tradizione della Nascita, cioè la tradizione di ciò che è in stato di nascita. Copeau dice che, per conservare la tradizione d’un artista che ci ha preceduto, dobbiamo cercare di recuperare le ragioni e i modi secondo cui la sua opera è stata creata; la vera tradizione è quella del percorso creativo che ha reso possibile quella determinata opera. Se noi proponiamo il risultato (testo scritto o spettacolo), uccidiamo la creazione che ha portato a quel risultato; se noi, invece, ci appropriamo del percorso creativo che ha portato a quel risultato e lo riproduciamo oggi, noi ci conquistiamo la tradizione e, allo stesso tempo, saremo contemporanei. Un Teatro-luogo dove intessere nuovi legami e ipotizzare nuove forme di vita sociale. Un Teatro vero e vivo, perché nasce da persone reali le quali, mettendosi in gioco in prima persona e raccontando sé stessi onestamente, raccontano l’intera Umanità. Un Teatro di formazione (Artigianale e Pedagogico) dove si impara il mestiere come qualsiasi altro mestiere: con passione, sudore, costanza. Non ci si può improvvisare attori ma lavorare con la pazienza dell’artigiano che non segue metodi preconfezionati ma ricerca quotidianamente i propri strumenti di azione. Un Teatro d’Artista perché fatto dall’Attore. Teatro Politico perché si vuole occupare di storie che riguardano tutti e vuole dare un contributo per decifrare la realtà. Un Teatro di Diversità, cioè che vuole valorizzare tutte le diversità ed essere cassa di risonanza per quelle voci che hanno difficoltà a farsi sentire. Un Teatro Divertente perché, prendendo in prestito un pensiero di Umberto Eco, divertire non significa divertere cioè distogliere dai problemi, ma vuol dire diventare un altro cioè sentirsi simile al personaggio rappresentato Un Teatro Indipendente perché fa un atto di volontà di non dipendere economicamente da nessuno se non dai fruitori che riterranno le sue attività valide ed interessanti. Un Teatro Essenziale perché vuole arrivare al cuore delle cose, senza fronzoli, estetismi di maniera o “civetterie” auto-referenziali. Un Teatro di Sussistenza perché ha l’obiettivo di guadagnarsi da vivere facendo un lavoro che si ama e che, per questo, dà benessere, realizzazione e crescita».

Il Centro Teatrale Senigalliese come si colloca nel tessuto sociale marchigiano? «Il Centro ha avuto la capacità di diventare un enzima di molte energie, infatti esso è il luogo d’incontro, di realizzazione e di lavoro per diversi giovani professionisti marchigiani che hanno scelto come residenza proprio Senigallia per dedicarsi interamente a questo progetto. Tra loro, varie le competenze: dal ramo dell’educazione a quello dell’antropologia, dalla musica al teatro. Il Centro, credendo nel teatro come strumento per migliorare se stessi e la collettività, ha attivato una scuola di teatro popolare con corsi di teatro per adulti e per bambini, corsi di danza e canto e corsi all’interno delle scuole dell’obbligo e nell’Università di Urbino. Nella nostra sede in p.zza G. Garibaldi ,1 a Senigallia, abbiamo oltretutto aperto al pubblico gratuitamente una biblioteca specializzata in arti sceniche con 600 volumi. Oltretutto, nel luglio 2014, con la precisa intenzione di far ritornare il teatro popolare nelle strade e nelle piazze della nostra Regione, abbiamo organizzato a Senigallia, con contributo comunale e finanziamento del Centro Teatrale Senigalliese, il Bacajà! Festival Internazionale del Teatro Popolare che oltre a spettacoli di compagnie nazionali e internazionali vedeva per la prima volta insieme i tre maggiori maestri di Commedia dell’Arte, Michele Monetta, Claudia Contin e Carlo Boso, intervallarsi in un unico stage formativo di 15 giorni».