Un selfie con Matteo Pelli. Signore, signori e gatti, il successo, ammettiamolo, è qualcosa a cui tutti aspiriamo. Che sia il successo in amore, nel lavoro, con gli amici o come nel mio caso, nel raggiungere per primo la ciotola, il successo ce lo auspichiamo sempre.

E per parlar di successo e successi chi potevo invitare nella mia cuccia se non lui? Lui che in Ticino è come Re Mida e trasforma in oro tutto ciò che tocca. L’unico. L’inimitabile. Il solo. Matteo Pelli.

Si accomoda, accavallando le gambe, poi si riaccomoda, incrociando le gambe. Mi guarda proprio come anche voi guardereste un gatto parlante e sorride. Con quel sorriso un po’ così. E dice «son pronto». Lo afferma sicuro ma gentile, con lo scandire un po’ così, che lo ha reso celebre prima in televisione e oggi in radio. Lo guardo e noto subito anche il capello un po’ così. La prima domanda è quindi di rito e chiedo se ci è proprio nato un po’ così, alla Matteo Pelli. «Si. Ci si nasce, e senza nessun merito particolare. A parte gli scherzi la spontaneità di come si è, può essere la vera carta vincente nel proporsi al pubblico. Se fai come sei non puoi sbagliare no?»

Bella domanda. Se fai come sei non puoi sbagliare. Temo che dovrò riflettere a lungo su questa buttade prima di poter a mia volta rispondere a Matteo. Bravo. Si vede che è uno in gamba. Mica da poco questa affermazione.

Mentre il subconscio è ancora li che macina pensieri, attacco subito con la domandina birichina e chiedo a Matteo se, visto che la genuinità paga, il salario sia da residenti o da frontalieri. Lui con savoir faire spiega «non credo che ci sia una differenza di nazionalità nell’essere spontanei. La spontaneità educata paga sempre e, credo, ovunque».

Va detto, l’educazione sicuramente lo contraddistingue. Per essersi smarcato con tanto stile dalla mia domanda trabocchetto merita un premio e quindi infilo un classicone che non passa mai di moda. Cosa conta di più nella vita di Matteo Pelli? «La salute, si dice, ma è davvero così. La famiglia, cominciando dalla mia fidanzata Eleonora e l’amicizia».

Mentre parla di famiglia a me viene subito in mente una foto postata su facebook di Matteo all’asilo. Con il classico grembiulino che avete portato tutti, il suo bel contrassegno sulla tasca e il taglio a scodella, tipico di quegli anni. Me lo vedo con il trenino di legno a giocare. Uno di voi. Mi chiedo e gli chiedo, cosa direbbe oggi quel bambino all’uomo che è diventato? «Penso che senza avere programmato nulla io sia arrivato esattamente dove, navigando come bambino, speravo di sbarcare. Un mondo fatto di sorrisi e creatività, dedizione, ma anche la coscienza di vivere situazioni fortunate, belle e intense. Sono grato alla vita per le sorprese che mi sta continuamente riservando».

Le sorprese, lui, le regala al pubblico, con l’indubbia capacità di saper conquistare il Ticino e i ticinesi con semplicità e questo, signori, anche se sembra facile, fidatevi di un gatto, facile non lo è. Il Matteo ha per forza un segreto. Proprio come i füngiat. E sappiamo tutti che è di famiglia füngiata. Quindi tento il colpaccio. Tento di farmi svelare il segreto per il successo. «È un po’ più complicato che trovare un porcino, perché il bosco della vita non è pianificato, non puoi mai sapere dove ti troverai e cosa troverai. Non è un percorso costruito come dicevo prima, lo si controlla lasciandosi trasportare».

Ahimè dovrò affogare la delusione per lo scoop mancato in un mare di cibarie, per coccolare il mio ego ferito. E proprio mentre son li che immagino già manicaretti di ogni tipo, butto di nuovo uno sguardo alla linea impeccabile di Matteo. Un’associazione di immagini al volo. La mia bavina di gradimento di fronte alle mille leccornie dei libri e del blog della sua fidanzata Eleonora e lui. Li senza la pancetta che dovrebbe avere, e sottolineo dovrebbe. Ma come fa a tenersi in forma? «Camminiamo molto ma devo dirlo, a casa sono davvero viziato e mi piace essere la cavia preferita di Eleonora».

Ahh beh no! Tutte le fortune son di Matteo! Il gatto proprio non ci sta. E da birbante che sono segno un gol. A chi vuole più bene zac? A lei o alla splendida Eleonora? «Sempre lei. Io ho perso in partenza. Però ne sono cosciente, è già un inizio dai …»

Non resta che urlare tutti insieme: per Matteo hipphip urrà.