Un ponte con il Libano. Prima Materia, associazione fiorentina si occupa da molti anni di cooperazione internazionale con progetti rivolti soprattutto ai più piccoli. Dinamica, gioiosa, impegnata. Così ci piace definirla. Ne abbiamo parlato con Dario, uno dei responsabili del gruppo.

Prima Materia è impegnata da tempo in un progetto di cooperazione internazionale Music and Resilience, come è nato il progetto? Music and Resilence è un progetto di cooperazione internazionale nato da un contatto con l’ONG palestinese-libanese Beit Atfal Assomoud (NISCVT – National Institute for Social Care and Vocational Training), che si è trasformato in una vera e propria richiesta di sviluppare un percorso d’intervento sociale attraverso la pratica musicale e la musicoterapia. Bisogna precisare che il primo contatto è avvenuto per circostanze piuttosto sgradevoli nell’estate del 2011, quando l’Associazione Prima Materia ha invitato un gruppo di musicisti dal campo profughi di Burj Al Shemali, nel sud del Libano, per uno scambio musicale ed una tournée in Italia. Nonostante la preparazione dettagliata dell’iniziativa ed il coinvolgimento di ragazzi e famiglie in Italia come in Libano, l’ambasciata italiana a Beirut ha negato i visti per i sedici musicisti palestinesi il giorno prima della partenza per l’Italia. Malgrado questo primo, pesante ostacolo, abbiamo deciso di ricominciare a progettare una collaborazione musicale: se non era possibile in Italia, allora in Libano! A quel punto la richiesta dei nostri partner ha preso un’altra direzione ed accanto all’idea di uno scambio musicale abbiamo dato vita ad un progetto che si basa su due attività principali, la formazione in Libano di operatori sociali e professionisti nel campo della musicoterapia clinica e la realizzazione di strutture didattiche per la musica d’insieme all’interno di diversi campi, su tutto il territorio libanese.

Contrastare l’isolamento dei giovani palestinesi è uno degli obiettivi del progetto, la vostra esperienza sul campo ha sicuramente cambiato la prospettiva da cui osservare il problema, cosa suggerireste oggi a chi vuole intervenire nei territori dei profughi con questo scopo? Uno degli obiettivi dichiarati nel progetto è contrastare l’isolamento dei giovani palestinesi che vivono all’interno dei campi profughi, e questa è esattamente la motivazione che ha mosso il primo invito in Italia di una banda di cornamuse palestinesi, Guirab, il nome della banda, vuol dire cornamuse in arabo, proveniente da uno dei campi della città di Tiro. Visitare più volte quei campi e conoscere più profondamente le persone che ci vivono ci ha mostrato a quali condizioni di deprivazione e sacrificio siano costretti i rifugiati, alloggiati da oltre sessant’anni in campi con 20-25.000 abitanti in appena un chilometro quadrato di spazio edificato: la mancanza di servizi adeguati e la difficoltà dei rapporti politico-sociali ora è messa ancora più alla prova dall’arrivo di centinaia di migliaia di rifugiati dalla vicina Siria, anch’essi in grave necessità. In questa condizione chi paga le spese in prima battuta sono proprio i giovani, che spesso abbandonano la scuola per aiutare la famiglia facendo lavori sottopagati e senza una reale prospettiva di miglioramento. La musica può rappresentare un’esperienza di coesione, una forma di espressione ed uno spazio di ascolto reciproco, oltre a lanciare ponti verso altre esperienze analoghe. Allo stesso modo tutte le attività che creano fiducia in sé e che costituiscono opportunità di sviluppo personale e sociale rappresentano una forte opposizione alla rassegnazione che, purtroppo, rischia di avvicinare i giovani a forme di appartenenza e di riscatto più violente. I palestinesi dei campi vorrebbero che si parlasse di loro, del loro passato e presente e della costruzione condivisa (anche a livello politico internazionale) di un futuro più sostenibile.

Un progetto, il vostro, che ha uno sviluppo anche sul territorio fiorentino, ci raccontate cosa vuole dire e ottenere Music e Resilience parlando ai giovani italiani? La resilienza del popolo palestinese è una virtù alla quale vorremmo aspirare: si tratta della capacità di adattarsi alle difficoltà imposte dal contesto in cui si vive mantenendo allo stesso tempo la ferma convinzione negli obiettivi che si vogliono raggiungere, o della direzione che si vuole seguire. Per i nostri amici in Libano le difficoltà sono dovute alla condizione sociale in cui si trovano a vivere, loro malgrado, per contingenze storiche e politiche, ma nella continua aspirazione di poter tornare un giorno a vivere nella terra da cui furono cacciati i loro nonni. La nostra piccola esperienza associativa si arricchisce di questa energia propositiva anche nel rapporto con i ragazzi del nostro territorio alla periferia di Firenze: accanto all’attività didattica quotidiana stiamo sviluppando un progetto di teatro-musica che metterà insieme i giovani musicisti di Prima Materia con gli anziani delle strutture residenziali e semi-residenziali del territorio. Metteremo in scena l’Opera da Tre Soldi di Brecht e Weill in una riproposizione che punta sulla presenza degli anziani sul palco come commentatori e co-autori di quello che succede in scena. Ci muove il desiderio di mostrare che una società non può dirsi sana fintanto che alcuni suoi membri sono messi da parte e privati del loro valore culturale ed espressivo e che altri subiscono sulla propria pelle i dubbi di un futuro incerto. Lavorare con gli anziani ed i giovani insieme si sta rivelando invece un’esperienza estremamente creativa, mossa da uno spirito critico che è messo bene in evidenza dal testo di Brecht, così lontano nel tempo eppure così attuale nei contenuti.

Quali sono gli elementi che rendono il vostro approccio vincente?  Si tratta, nel caso di questo spettacolo come per i progetti in Libano, di ascoltare prima che di parlare, di osservare prima di fare o offrire: quello che abbiamo sperimentato a Prima Materia con dieci anni di esperienza come progetto di Community Music è che c’è tanta richiesta per esperienze di aggregazione e sostegno reciproco, per situazioni che creano condivisione e non competizione, in Italia come in Libano. Uno degli elementi che ci ha portato i migliori risultati è un approccio partecipativo, il dimostrare che sono i singoli contributi a creare i risultati in un team progettuale come in un gruppo musicale; forse questo rappresenta il valore della solidarietà per Prima Materia, la consapevolezza che non c’è qualcuno che dà o che offre qualcosa e, dall’altra parte, qualcuno che la riceve – che si tratti di un’attività locale o di un progetto di cooperazione internazionale – ma che la solidarietà stessa si costruisce in maniera condivisa attraverso la partecipazione attiva di tutte le persone coinvolte. A questo si aggiunge la serenità data dalla trasparenza e dallo scambio reciproco di fiducia. Si tratta probabilmente della chiave con cui siamo riusciti a coinvolgere tanti collaboratori nei nostri progetti, a farne nascere di nuovi ed a sostenere gli impegni che di volta in volta prendiamo.

Come può il singolo cittadino sostenere i vostri progetti? Ciò che ogni persona può fare è credere nel valore di ciò che proponiamo, condividerne gli obiettivi e volersi sentire in qualche modo coinvolto, a quel punto si può contribuire nel modo più spontaneo e sincero, con la consapevolezza di stare partecipando con una piccola parte di sé. Ecco allora che riceviamo in dono strumenti musicali che rimanevano dimenticati un angolo, oppure somme da destinare ai vari progetti, inviti a presentare e dar voce alle nostre attività o partecipazioni ad eventi, fino ai contributi attivi ai vari progetti da parte di persone che si avvicinano come sostenitori, volontari, simpatizzanti o professionisti.

 

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