Stefano Santomauro si definisce entusiasta, ottimista e curioso. L’attore livornese ama raccontare storie al limite della realtà. Lo possiamo ricordare negli spettacoli della Compagnia degli Onesti Le Smanie della Villeggiatura e La Fortuna si Diverte. Oppure nel cast della trasmissione tv Eccezionale Veramente in onda su La7 con Gabriele Cirilli, Diego Abatantuono e Paolo Ruffini. Nel 2016 è stato selezionato per il 6° Festival di Narrazione in Trentino con uno spettacolo scritto in collaborazione con Francesco Niccolini (collaboratore di Marco Paolini) ed il regista Roberto Aldorasi. Lo abbiamo incontrato per farci raccontare il mestiere dell’attore.

Che cosa rappresenta per lei il mestiere dell’attore«È il gioco più bello del mondo: avere la possibilità di vivere più vite contemporaneamente. Per due mesi sei un ricco antipatico, per altri due un povero in canna, per altri tre sei un marinaio sperduto nel Sud Dakota. È un mestiere che ti permette di imparare un sacco di cose. Per immedesimarti in un personaggio devi leggere, incontrare gente, conoscere nuove forme di comunicazione, adattarti ad altre vite. Lo ripeto è il più bel gioco del mondo».

Like, il suo ultimo spettacolo, parla di nuovi media e di comunicazione. Ci racconta come? «Insieme all’autore Francesco Niccolini ci siamo chiesti quanto i nuovi media abbiano condizionato la comunicazione. Abbiamo letto tanto, fatto ricerche e alla fine ci siamo detti che era arrivato il momento di scrivere. Like è un viaggio all’interno delle nuove forme di connessione, passando attraverso i fake, le password, il porno, la Sindrome di Capitan Uncino fino ad arrivare ai nuovi approcci sentimentali ai tempi dei Social. Di tutto questo si ride. Molto. E si riflette tanto».

Sorridere fa bene? Pensa che la comicità possa aiutare ad affrontare anche i temi di cronaca? «Abbiamo la scelta di vedere il mondo, oggi, in due modi: con il sorriso o con la disperazione. Se non esistono più le mezze stagioni, figuriamoci le emozioni intermedie. Si passa in un secondo da una notizia con centinaia di morti all’ultimo piatto cucinato da Cracco. E tutto sembra andare avanti sempre più velocemente. Il mestiere del comico, di questi tempi, se fatto con intelligenza, è ricco di spunti di riflessione che possono aiutare anche a fare riflettere. Se ridiamo delle nostre nevrosi, riusciamo ad riconoscerle e forse anche ad accettarle e perché no addirittura cambiarle. La risata è la chiave! Il comico, senza censura, deve poter avere la libertà di dire tutto e scoperchiare il vaso di Pandora. E’ un privilegio ed anche una responsabilità. Like ci riesce in pieno!»