imagesUna sala in penombra, per un pungolo di spettatori. Prendi posto e la porta nascosta dietro lo stretto corridoio della Sala Arsenale 3 di Castelgrande si chiude. Sei in trappola.

Osservi le lampadine che pendono con ordine dal soffitto e che sembrano essere sul punto di dare vita ad un corto circuito. Un ronzio di sottofondo, che quasi non noti, ma che si fa via via più presente.

Parte così il viaggio di Twilight.

La stanza sembra muoversi, scendi come fossi su un ascensore con i tuoi compagni di viaggio, operai improvvisi in un cunicolo nel cuore della terra. Poi su un treno che scorre nelle viscere del pianeta. Risali in superficie quasi stanco, come avessi sul serio lavorato in quello spazio infernale, fatto di suoni metallici, ronzii e rotaie. Ora il movimento è opposto. Fuori imperversa la tempesta con tuoni, fulmini, grandine. La luce che se ne va.

Sei lì, in quella baracca da lavoro, insieme ai compagni che non conosci, rilassato. La corrente presto tornerà. Non serve. Non ora. Ora c’è solo l’acqua.

Guardi le figure di coloro che ti stanno accanto. Di fronte. Ne cogli i pensieri.

I suoni e la luce che cambia ti costringono a seguire il flusso, il moto riprende e questa volta il viaggio porta lontano. Fuori dal mondo verso lo spazio. Un viaggio che si prospetta lungo, che abbisogna di un po’ di colore. E il colore c’è. La musica si fa intrattenimento, gioca con te e le tue emozioni.

Poi si torna al punto zero. Tutto tace. Ma tu resti incollato al tuo sedile. Chissà cosa ti aspetta ora. Fuori da quella porta.

Twilight – Trickster – Territori 2016