Un volto ha mille espressioni. Segni impercettibili che raccontano un’emozione. Movimenti infinitesimali come la pupilla che si dilata leggermente, o l’angolo della bocca che tentenna nel trovare la sua posizione.

Il viso di un essere umano racconta una storia. La sua, sempre. Ma anche quella di altri, spesso.

Human di Yann Arthus-Bertrand è semplicemente un capolavoro. Il capolavoro dell’umanità. La narrazione di quello che siamo e che potremmo essere. Il giro del mondo attraverso i sentimenti che ci rendono noi.

Esseri umani. Che amano o non sanno amare. Che si sentono feriti oppure felici. Che comprendono o respingono. Che sanno anche uccidere e magari gli piace.

Perché lo siamo, capaci di uccidere, intendo. Tutti. Sempre. Anche senza aver mai sparato un colpo. Basta dimenticare per un attimo che ci sono altri visi, altri corpi, nel mondo. Basta questo per uccidere qualcuno. Per cancellare il futuro di un essere umano.

È molto facile uccidere un pensiero.

Human mi ha ricordato, una volta di più, che è una grande responsabilità vivere. Una responsabilità condivisa da miliardi di persone.

Human ti fa guardare allo specchio e ti sussurra: eccoti sei tu, anche questo sei tu, e anche questa sei tu, tu. Tu. Tu.

Guardati sempre. Amati sempre.

LuganoPhotoDays 2016 se vuoi rivedere il film in versione integrale QUI