The player. Un cinema semi deserto. Una città vivace e spiccatamente svizzera. Uno sparuto gruppo di intellettuali appassionati. Una serata qualsiasi alla cinematèque di Losanna.

The player di Altman è senza dubbio un film su cui riflettere. Una storia che ti fa sentire meno diverso, meno noir nell’animo, almeno così ha fatto sentire me. Perché in fondo, che lo si voglia o no, capisci che la morale a volte ci piace metterla da parte, e che quello che dovrebbe, di regola, essere il giusto epilogo speriamo inconsciamente… ed anche consciamente ammettiamolo… che non lo sia.

Così l’assassino la fa franca, ottiene tutto il desiderato e anche oltre e ciò nonostante ti ritrovi con un grande sorriso stampato in faccia. Perché ammettiamolo anche noi non facciamo sempre la cosa giusta!

The player è un film sui compromessi, sulla vita, un film che racconta la realtà e te la sbatte in faccia, così com’è. Una realtà dove il lieto fine dipende solo dall’occhio che lo guarda, dal suo voler essere illuso o disilluso.

Davanti ad un bicchiere di the freddo, in un locale gremito e assolutamente alla moda, se ne può discutere, ma solo e sempre ricordando che la verità a volte si nasconde appunto oltre lo specchio.