The Pianos Trio. 6 mani. 3 pianoforti. 1 cuore. La musica ti cattura, anche se non sei un fine conoscitore. La vedi letteralmente sgorgare dalle dita degli artisti, come la stessero scrivendo in quell’istante. Con forza. Impeto. Per te soltanto. Prende forma e corpo. leggera ma greve. Musica fatta di materia, che si libra fino ad essere respirata. Fa un giro dentro, giù, nelle viscere, veloce e fluida, risale costante nelle vene, per essere infine sputata fuori con un singhiozzo e riprendere la sua strada oltre ed oltre…

No, non serve conoscere le note. Non importa poterne argomentare con saccenza. Basta avere un cuore. E quello ce lo abbiamo tutti. Basta ascoltare le storie. Un intreccio di vite che si svelano in quel suono armonioso. Il connubio tra chi quegli spartiti li ha scritti e chi li ha reinterpretati, facendoli suoi. Vite che si raccontano. Ora. Per te.

Non me ne vogliano i grandi. I musicisti e gli esperti. Io stessa ho avuto la fortuna di poter ascoltare l’entusiasmo di un appassionato. Che dico. Uno studioso. Un talentuoso conoscitore della musica. Qualcuno che ne assaporava ogni dettaglio. Ascoltarlo spiegare incantava. In grado di riconoscere un’eccellenza in due note.

Ma le cose belle. Le cose vere, le puoi riconoscere anche annusando. Respirando semplicemente. E la musica la puoi respirare.

Sentire le storie, la passione, il carattere, di Giorgia, Alessandro e Carlo Maria, raccontati attraverso i pianoforti è valsa la pena. Anche per chi, come me, ama l’heavy metal.

Perché possiamo sognare tutti. Sempre.

The Pianos Trio