Solidale, Originale, Autentica, sono i tre aggettivi che descrivono il lavoro di Atelier cooperativa sociale onlus, che con il suo progetto Penelope offre a Firenze un’opportunità lavorativa a chi è in difficoltà. Una sartoria, in cui si accolgono persone con disagio mentale o ai margini della società, che hanno occasione di lavorare accanto a sarte professioniste. Ne abbiamo parlato con Sabrina Ciulli.

Quanto è importante il lavoro nella vita di una persona? «Il lavoro rappresenta uno dei focus nella vita di ogni individuo ed è tanto più evidente in questo particolare momento di contrazione. Le difficoltà maggiori ricadono sulle persone con svantaggio fisico e/o psichico che necessitano di percorsi di avviamento lavorativo modulati sulle loro specifiche esigenze. In Atelier lavoriamo per tessere nuove relazioni e consideriamo il lavoro come uno strumento di riabilitazione e di abilitazione e come fondamentale mezzo di integrazione sociale».

Come funziona il vostro progetto Penelope? «Il progetto Penelope è nato grazie ad un bando Esprit (POR-FSE 2007-2013) nel 2013. La linea di oggetti realizzata con il recupero di banner pubblicitari in cotone, vuole porre l’accento sulla bellezza del materiale, sulla qualità del lavoro manuale e sull’esistenza di due facce in ogni cosa: come diamo una seconda vita ad un banner e ne esaltiamo la bellezza, così vogliamo evidenziare le potenzialità dei soggetti svantaggiati, le loro capacità e non difficoltà, qualsiasi esse siano».

Come cambia la vita di chi è in difficoltà quando riesce a sentirsi produttivo? «L’opportunità di lavorare in un contesto cooperativo e produttivo, con lavoratori ordinari, permette alle persone in difficoltà di raggiungere un maggior grado di autonomia, acquisire abilità lavorative specifiche, migliorare le relazioni con le persone, imparare delle semplici regole da rispettare e sentirsi partecipi del meccanismo di produzione. L’ambiente lavorativo della sartoria è capace di creare benessere e senso di appartenenza, mantenendo alto il valore della centralità del soggetto».