Il romanzo storico Terra bruciata. Le streghe, il boia e il diavolo di Gerry Mottis, interamente dedicato alla storia dei processi alle streghe in Mesolcina durante il 1600, è finalmente concluso ed è così entrato nella sua seconda fase, quella che prevede la pubblicazione entro il prossimo autunno 2017.

Si tratta di un’opera corale che ruota attorno a quattro grandi processi autentici tenuti a Roveredo GR e a Mesocco GR ai danni di tre streghe e uno stregone, tra il 1612 e il 1614, epoca in cui la tortura e la pena di morte sul patibolo ai “Tre Pilastri” erano ritenuti strumenti utili ed efficaci per estorcere la verità e giustiziare, di conseguenza, i rei confessi, portatori del maligno nelle comunità di Valle.

L’autore, appassionato di storia ticinese e grigionese, con questo libro ha deciso di dare un nome e un volto a molte sfortunate ragazze, vittime del passato, dell’ingiustizia, della superstizione e dell’ignoranza. Per Mottis scrivere un’opera sulle streghe significa infatti parlare dell’iniquità dei sistemi giudiziari del passato, dell’intolleranza religiosa e di pensiero, ma gli serve anche per mostrare l’emarginazione dei poveri, dei diversi, dei forestieri, delle guaritrici, delle ostetriche ecc., ritenuti colpevoli di crimini tanto efferati quanto assurdi (come il furto delle ostie consacrate, l’uccisione di bimbi per produrne unguenti diabolici, lo scatenare tempeste o siccità, il provocare malattie e infertilità negli uomini, ecc.). Temi attuali, dunque.

Con Terra bruciata l’autore descrive così in modo romanzesco e per voce del Ministro di Giustizia, il boia, l’orrore subìto da molte disgraziate donne punite spesso ingiustamente; un vero e proprio “capro espiatorio” dei mali del passato, la giustificazione del male.

Finalità del testo letterario di Gerry Mottis non è solo quella di ricordare tutte queste vittime dell’intolleranza di un mondo dominato dal maschile, ma anche di riabilitarne la memoria.