Teatro Bo mette in scena Buzzati. Teatro Bo è un collettivo teatrale fiorentino, nato nel 2010, che contiene in sé varie anime e personalità. Ne fanno parte fanno parte Giulia Aiazzi, Matteo Cecchini e Alessio Martinoli che definiscono il gruppo eterogeneo, nel senso più vivo e creativo del termine, attivo e buzzatiano. Il loro progetto dedicato all’opera di Dino Buzzati vuole esperire cultura e letteratura secondo canali non convenzionali. Il progetto si avvale dei linguaggi del teatro contemporaneo, del cinema, della radio, della didattica “faccio quindi capisco”, della condivisione reale di storie personali e non, dell’essere presenti a sé e alle proprie percezioni fisiche e psichiche. Dopo l’esordio ne abbiamo parlato con loro.

Portare l’opera di Buzzati al pubblico scegliendo una forma di partecipazione attiva e diversi linguaggi. Da dove arriva questa esigenza? Non c’è mai un’esigenza solamente. Dino Buzzati ha frequentato molte forme e linguaggi e noi abbiamo, semplicemente, cercato di restituire con “fedeltà” questo autore, anche per arrivare a pubblici differenti. Un’altra esigenza era quella di prendere un autore per offrire una possibilità in più per accostarsene, alternativa al modello schematico di apprendimento. Per tentare un lavoro che “approfondisca” e che non sia superficiale. Nel 2012 quando abbiamo cominciato questo percorso di avvicinamento a Dino Buzzati e alla sua opera abbiamo realizzato un radiodramma tratto dal romanzo Un Amore: un esperimento assieme ad una web radio (Radiospin) non ci aspettavamo di iniziare questo percorso, poi tutto è accaduto, prima l’installazione in biblioteca, poi la conferenza, poi i due laboratori ed infine l’evento Dove andiamo quando sogniamo? Chissà quindi cosa accadrà…

Cosa si aspetta secondo voi il pubblico “moderno” quando affronta un autore letterario, come in questo caso Buzzati? Molto spesso chi partecipa ai nostri eventi si aspetta di ritrovare quello che è stato letto, compreso ed amato. Ma la vera vittoria sono gli spettatori che ci raccontano di essere stati stimolati a rileggere Buzzati oppure a leggerlo per la prima volta. Ma l’autore è sempre una scoperta in fieri: come abbiamo detto l’opera letteraria è un ponte, un trampolino per tuffarsi nella vita e vorremmo che gli effetti di questo progetto non si esaurissero con la semplice performance, ma perdurasse come riflessione collettiva. Buzzati per noi è un “autore ponte tra letteratura e filosofia”, uno di quegli autori che permette di arrivare a concetti più alti e più difficili, che magari non ha la penna di Pasolini e Dostoijevskij ad esempio, ma può essere il tramite per avvicinarvisi.

Tra i vari moduli del progetto spicca quello del radiodramma, un sapore un po’ vintage, cosa racconta la scelta di questo particolare canale? Il nostro radiodramma è al tempo stesso un esperimento sonoro, ma anche un’esperienza live e un tentativo di allargamento del pubblico. Si crea un ambiente sonoro animato dalle parole di Buzzati, dai suoni della città, dei rumori delle strade degli spazi. E il pubblico ascolta, finalmente, amplificando la propria percezione e trovando un grado di immedesimazione davvero notevole. Al contempo il radiodramma viene vissuto in diretta da due attori che quindi scardinano l’iter per cui il radiodramma si realizza in studio e poi si manda in onda, ma ogni sera si crea un evento unico, che affonda nel vivo dei sentimenti e delle ossessioni che lo animano.
In definitiva ci piacerebbe che gli spettatori ascoltassero il radiodramma come dei vicini che spiano il muro dell’appartamento accanto. Il nostro radiodramma ha come cornice culturale l’anno 1978, che abbiamo scelto data l’importanza storica e gli avvenimenti che hanno colpito il nostro paese, sia per confrontarli con l’importanza altrettanto tragica delle ossessioni amorose. Lo spettacolo è infatti animato da alcuni interventi giornalistici, cambiati a seconda del giorno e che aprono degli spaccati reali sulle vicende politiche, culturali e di costume di quell’Italia, come ad esempio la riproposta del discordo del Presidente della Repubblica Sandro Pertini in occasione del 31 dicembre.

L’obiettivo del vostro progetto quale è? L’obiettivo del Progetto Buzzati è la realizzazione di un  modo alternativo di approcciare, diffondere e fruire della Letteratura, innescando un rapporto innovativo tra autore e pubblico. Crediamo sia possibile rapportarsi ad ogni autore o personaggio culturale con le stesse modalità con cui abbiamo affrontato la scoperta di Buzzati: chi è Caravaggio? Chi è Berliguer? Il focus non è sapere o meno rispondere a queste domande, ma trovare argomenti e connessioni per cui dalla scoperta di una piccola esistenza ed esperienza io possa trovare altre strade e altri saperi. Ci auguriamo che questo nostro lavoro porti in pubblico a porre altre domande a noi ed a se stessi.

SHARE
Sono nata a Lugano ma ho studiato e vissuto a lungo a Siena. Ho unito l'antropologia, la creatività, la mia passione per la comunicazione al mio carattere organizzato... il risultato è #faigirarelacultura.

NO COMMENTS

LEAVE A REPLY