Libero, accogliente e progettuale. Vi presentiamo Suonamidite, un ambiente che innanzitutto guarda alla persona e alle sue caratteristiche positive, offrendosi come spazio vitale, pianeta da abitare, luogo di convivialità e di relazioni.

Propone spazi espressivi senza chiedere niente in cambio, se non le proprie competenze, qualsiasi esse siano. Perché non offre etichette, ghetti, pastoie burocratiche o ancor peggio commerciali. Perché crea libertà, così come l’arte e l’amore creano libertà. Esperienza mai fine a se stessa perchè rimanda sempre ad un poi, a un progetto, dando la possibilità di sperimentarsi in un lavoro di costruzione; tende a lasciare il segno, nel singolo e nel territorio in cui opera. Questo ci racconta Mario Costanzi.

Chi è suonamidite? «Suonamidite è un’associazione culturale nata nel 2007 a Siena. Mission della nostra famiglia di volontari è quella di far sperimentare la musica come uno spazio espressivo libero e liberante, dove potersi raccontare (suonare di sé), accogliere il racconto dell’altro ed insieme narrare al pubblico la propria esperienza di amicizia e di collaborazione. Coinvolge dilettanti, semiprofessionisti e professionisti, e tutti coloro che lavorano nei nostri progetti sono a servizio l’uno dell’altro senza distinzioni e fuori da logiche meramente commerciali. Attualmente le attività sono incentrate sul Cantiere Musicale, una scuola di musica innovativa dove si lavora essenzialmente in gruppo, poi sullo studio di registrazione e produzione musicale e infine sulle attività di musica dal vivo. Attraverso gli spettacoli in particolare facciamo conoscere il nostro modo di lavorare e costruiamo nuove relazioni significative».

Cosa significa per voi fare musica? «Per fare musica cerchiamo innanzitutto di essere, e comunicare il bisogno di essere prima che fare. L’ essere della musica è sintonia, sinfonia e sincronia; questi sono gli aspetti che cerchiamo di rispecchiare anche nel nostro modo di vivere il gruppo mentre facciamo musica, sia nella didattica che nel lavoro in studio che nella musica dal vivo. Così il fare musica è la risultante di un atteggiamento comunitario curato e finalizzato alla sinergia totale. La musica che nasce in un contesto di questo genere rigenera poi il gruppo stesso, lo fa vivere, gli fornisce un ambiente naturale in cui le energie e le competenze dei singoli  vengono rivitalizzate e messe in connessione: il gruppo fa musica e si lascia fare dalla musica».

Il vostro progetto Synthesis viaggio di un piccolo principe cosa vuole raccontare? «Innanzitutto vuole ri-raccontare, con i linguaggi della musica e dell’illustrazione grafica manuale, la stupenda storia del piccolo uomo che abita un piccolo pianeta e si invola nell’universo alla ricerca di nuovi amici e del senso della sua amicizia con la rosa. Già l’autore aveva utilizzato insieme alla narrazione in prosa anche il linguaggio grafico per sollecitare la fantasia del lettore ed arricchire il racconto. La musica e il testo musicale aiutano a rivivere in modo esteso questo stupendo viaggio dell’anima, incontro ai mille volti dell’uomo e del suo modo di relazionarsi con i suoi simili. Vuole poi raccontare l’esperienza profonda di amicizia e di collaborazione tra i componenti del gruppo che lo portano in scena, e il desiderio di far parte lo spettatore non solo dell’emozione del racconto ma anche della bellezza del poter lavorare insieme alla sua rappresentazione scenica».