MARTEDÌ 10.10 – 20:30 TEATRO FOCE DI LUGANO

Gli elementi affrontati durante il solo coreografico sono l’assenza, il vuoto, la solitudine e l’attesa: la persona verso l’amore, il corpo e il suo passaggio attraverso il tempo. Il corpo come obiettivo primo e ultimo ha portato la coreografa nel profondo della sua materia per sviluppare la sua drammaturgia. Ha lavorato sul potenziale dei sensi e la loro forza nell’afferrare il dettaglio, di trasportare nell’intimità di uno spazio ridotto, dove i suoni, gli odori e il respiro più infimo sono intercettati e amplificati.

Il tempo si dilata nella ripetizione dei movimenti, negli istanti d’attesa, accompagnato dal testo, un diario, l’eco di ricordi, che l’interprete sussurra all’orecchio del pubblico. La maschera con la sua ideazione, la sua costruzione e il suo utilizzo, è stata fondamentale durante il processo di creazione e anche l’unico mezzo, aldilà del corpo, che la coreografa e i suoi collaboratori hanno usato durante il processo di creazione. Creata per il solo, dal nome Shemira, questa piccola maschera è stata realizzata da Felix B.Q. e dal maestro mascheraio Andrea Cavarra e fa parte di un sistema di maschere, le snout masks, concepite per la ricerca e per la scrittura coreografica. Non sono maschere sceniche, ma strumenti di creazione, più piccole di una maschera tradizionale: coprono naso e bocca e possono muoversi sul corpo come una marionetta.

Il linguaggio coreografico si è definito grazie al lavoro con la maschera in un primo tempo e eliminandola, in un secondo tempo, incorporandola nell’architettura del movimento.

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