imagesScannasurice. Cullata dentro il racconto. Così mi sono sentita. Emozionata prima ancora di incominciare, mentre attraversavo i corridoi del dietro le quinte. Mi ero detta oh mamma speriamo di farcela! perché la sera ho una resistenza relativa, come i bambini mi prende il sonno. Ma nella hall non appena Paola e Carmelo (li chiamo così in maniera familiare perché è così che mi hanno fatta sentire) hanno iniziato a spiegare cosa sarebbe accaduto sul palco, il sonno whooom è magicamente scomparso.

Il bello, inteso come qualità narrativa, rianima i sensi. Rianimata. Rapita. Estasiata. Da un testo poetico e ritmato, colorito e delicato, forte e intramontabile. Enzo Moscato. Ti leggerò. Mi son detta. Mi ha proprio fatto venir la voglia, la necessità di scoprire di più di sapere altro di te. Di tuffarmi in quel napoletano tanto ricco e musicale.

Ticinesissima. Sono ticinese. Eppure  ho assaporato ogni parola, ogni gesto. Intenso e profondamente umano, divertente e simbolico. E ho capito. Ho capito le parole, aiutate dal gesto scenico. Ho capito i pensieri, coinvolti dalla forza attoriale. Ho capito la tradizione, seppur lontana dalla mia. Un intero mondo che si srotola e si riavvolge.

Della lingua mi affascinano le sfumature, quei dettagli legati all’appartenenza che la rendono unica e intraducibile. E questa pièce trasuda cultura.

Uno scanna topi, un femminiello, una donna, un uomo. La magia del teatro.

FIT Festival Internazionale di Teatro 2016 – Scannasurice – pura poesia