Sapore blackjack. Signori, signore e gatti, non indovinerete mai chi è venuto a trovarmi. Un vero, autentico estimatore di mici. Sorriso contagioso. Verve inimitabile. Il grande Fabrizio Casati. Lui si accomoda e io già faccio le fusa forte. Come mai tutto questo entusiasmo per il mio ospite? Perché abbiamo una grande passione in comune. Una passione che ci fa battere forte il cuore. Un’attività, oserei dire, filantropica. Infatti portiamo avanti con impegno una campagna a favore dei palati sopraffini, perché amiamo entrambi follemente il cibo!

Il mio viaggio alla scoperta di Fabrizio parte proprio da qui e propongo un gioco, a lui che è del mestiere, un viaggio da Chiasso ad Airolo attraverso i suoi piatti preferiti. «Vero, verissimo, la mia grande passione è il cibo, mica scatolette come voi gatti però, io viaggio a piatti tipici della nostra terra, brasato, polenta, formaggi di tutti i tipi, più stagionati sono e meglio è, pesce, carne. Il nostro territorio è ricchissimo anche da questo punto di vista. Adoro la scoperta, mi piace organizzare cene a casa e appena posso mi lancio su cucine particolari, etniche. Il sushi è la mia passione. Ho poi una grande fortuna mia moglie cucina meravigliosamente bene! Lo ammetto, sono una buona forchetta. Si vede?»

Si vede sì. Infatti ha una bella espressione felice. Confesso. A questo punto io chiuderei, per proporre a Fabrizio un bel giretto alla ricerca di gustosi manicaretti, che al contrario di quel che pensa, son micio da polenta e füng, altro che scatolette. Ma ho un dovere da compiere e, mio malgrado, con grande sforzo proseguo l’intervista.

Ultimamente sto cercando di carpire il segreto per il successo, che ho imparato non dipendere dalla taglia, qual è quindi il segreto del successo di Fabrizio Casati? «Io sono sempre me stesso, in tv come a casa. Se di successo si vuole parlare, diciamo che il sorriso, l’ironia, la positività e l’essere genuini, ti aprono sicuramente un sacco di porte.»

E sulla genuinità ripenso a un bel brasato che è genuino come nessuno, ma insisto. Voci di corridoio me la danno vincente anche tra i gatti, come si conquista la fiducia dei miei consimili? «Ho sempre vissuto con i gatti, fin da piccolo, il re della mia famiglia si chiamava Pippo, ha vissuto alla grande per quasi 20 anni. È stato senza dubbi il mio migliore amico d’infanzia. Adesso ce ne sono tre addirittura, Pilla, che vive con i miei genitori, e in casa mia i veri padroni di casa sono Sabo e Maki! Che ci devo fare? Siete adorabili!»

Oggi il mio compito è veramente difficilissimo. Faccio le fusa, ho rigagnoli di bavina di gradimento che pendono imbarazzanti dai lati della bocca e mi vedo pezzetti di sushi volanti ad ogni parola dell’amico Casati. Ora anche questa sviolintata sui felini. Temo di non arrivare in fondo! Amici se non ce la facessi pardòn.

Coi pensieri confusi balbetto. Ha delle preferenze sul colore del manto? «Nessuna preferenza, Pippo era grigio e tigrato, la Pilla è bianca e nera e sembra indossare la mascherina di Batman, Maki, un vero e proprio gatto punk, è rosso e Sabo, nero, nerissimo.»

Confrontato con cotanti rivali mi riprendo un attimo e procedo spedito. Quando era piccolo, cosa voleva fare da grande? «Come tanti bimbi sognavo di fare il pilota, l’astronauta ma in realtà penso di aver sempre voluto fare questo lavoro, pur avendo studiato economia, la mia passione è sempre stata per il mondo della TV, dell’immagine in generale. Mi è andata bene direi»

Io azzarderei che è andata benissimo. Ora che è grande quali sono i sogni ancora nel cassetto? «Punto sempre su San Remo!» e ci piazza il suo sorriso ammaliante.

Non mi faccio fregare, non ci casco, sono stoico, con un lavoro da portare a termine e quindi occhi bassi, coda in subbuglio, proseguo dritto per la mia strada e domando a Fabrizio di descrivere il suo cassetto dei desideri «hai presente un baule, di quelli vecchi, magari con un sacco di adesivi attaccati qua e la, che raccontano la vita stessa del baule, viaggi, incontri. Tutto Insomma, un cassetto bello grande colmo, stracolmo di progetti e di voglia di fare, di creare».

Eccolo di nuovo quel sorriso contagioso. Son geloso. Un sorriso così mi renderebbe irresistibile oltremodo. Sull’onda dei miei pensieri chiedo cosa invidia di noi felini e se ha un modello a cui fa riferimento nella vita. «Voi felini siete unici, vi fate capire con un miao, tra noi umani, non va sempre cosi. Adoro la vostra eleganza, la leggiadria. Mi chiedi di un modello da seguire. Sto molto vicino. Mio papà! Un mito!»

È troppo! Come si fa a non saltargli in grembo pregandolo di grattarmi amorevolmente il capo? Basta un miao. Dove si vede tra vent’anni? «Tra vent’anni? Bella domanda, mi piacerebbe star bene prima di tutto, la pensione sarebbe mica troppo lontana, avrò più o meno 60 anni, mi vedo comunque ancora qui, nella nostra meravigliosa Svizzera Italiana, con la mia bella mogliettina e qualche gatto in giro per casa! Di sicuro sempre alle prese con i fornelli».

Voilà mi ritrovo mio malgrado arrotolato sulle sue ginocchia, ronfante, a impastare il pane, pregandolo di portarmi con se in RSI. Un gatto parlante ci starebbe proprio bene! «Ci sto, W i gatti parlanti! Potere felino, subito!»

Pauvre chat. Avvistato. Colpito e affondato.