imagesUn poster rotto di un film è un’opera d’arte? La domanda ha trovato con Mimmo Rotella una risposta positiva. Alla Casa Rusca di Locarno, fino alla fine del Festival è possibile capirne il perché visitando l’esposizione a lui dedicata e che può contare su una sessantina di quadri-poster.

Sui tre piani della mostra il visitatore, appassionato o meno di cinema, può ammirare locandine di film famosi. Può dargli anche solo un’occhiata oppure soffermarsi sui dettagli, cercando di capire le ragioni alla base degli strappi. Un’idea nata quando, nel 1953, vide alcuni manifesti lacerati dal maltempo e dai ragazzi. In quel modo si accorse che il cartellone mutava la sua natura e non mostrava più solo il film che lanciava.

La mostra ripercorre cinquant’anni di cinema. Dagli anni Sessanta ai giorni nostri, partendo da film mitici come Via col vento e Lolita, passando per i western di John Ford e arrivando a opere più recenti come Matrix e Pulp Fiction. Tutti appartenenti alla storia del cinema. Tutti strappati in modo diverso; chi in modo lineare e seguendo una traiettoria precisa, chi in modo disordinato. Ci sono anche manifesti di film ricomposti con pezzi di altre pellicole.

Lolita, il film di Kubrick che gioca sul tema dell’erotismo, più che della pedofilia. La famosa ragazzina con il lecca lecca e gli occhiali rossi a forma di cuore ti guarda ammiccante e ti invita a passare il muro che divide la finzione dalla realtà e a congiungersi a lei. Tu non aspetti altro e ti lanci.

Via col vento, classico del cinema d’amore, è incorniciato dalla guerra di Secessione e dal tramonto. La passione tra i due protagonisti si mescola a quella per la terra e la giustizia. Ma, alla fine, tutti (meglio dire tutte) ricordano solo la storia d’amore. Il resto è appunto solo cornice. Ecco perché il poster non osa modificare l’immagine di Clark Gable e Vivian Leigh.

Matrix va oltre la realtà. Parla di mondi paralleli e di scelte da fare. Si deve scegliere tra la pillola blu e quella rossa. Il film è stilizzato e guarda al futuro, o forse solo al presente che non c’è. I combattimenti in slow motion, ma anche gli occhiali neri e i visi seri ne fanno un cult dagli Anni 90. E Rotella ne ha rispetto. Solo tre grossi tagli paralleli.

Pulp Fiction è il film di Tarantino e di tutti gli appassionati del genere. Anzi, ha reinventato il genere. Lo ha tolto dai cassetti dei B-Movie e lo ha reso nobile. Rotella con i suoi strappi cancella il nome dell’autore e degli attori e lascia solo l’immagine di Uma Thurman e quella di un auto. Perché, come nei B-Movie, l’autore non è importante. Nessuno si ricorda il regista e neppure il nome degli attori. È il volto della protagonista (che ci guarda sdraiata sulla pancia con la sigaretta e le gambe in evidenza) che deve attirare l’attenzione. Anche l’auto ha la sua importanza: gli inseguimenti, nei B-Movie, sono una sorta di marchio di fabbrica.

Mimmo Rotella ha capito una cosa fondamentale del cinema. Quest’arte, per funzionare, deve essere dinamica. Un concetto che, prendendo spunto dal flusso di immagini, ha fatto suo grazie agli strappi. Solo in questo modo era possibile creare un movimento anche su un poster.