L’ospite di questa puntata non è certo nuovo al mondo della radio. Ma podcasting e radioApp sono una novità anche per lui. Ed è per questo che lo abbiamo chiamato in un piccolo teatro – improvvisatosi studio radiofonico – a interrogarsi sul futuro, non troppo lontano, di radio e televisione.

 

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Questa è solo “l’età della pietra” dell’informatica, ma Internet sta già travolgendo completamente il nostro approccio ad informazioni, immagini, video, film e musica. Il mondo dei media sta esplodendo e nessuno sa se e in che maniera si ristrutturerà. Che ruolo giocheranno radio e televisione in un mondo nel quale qualsiasi contenuto mediatico potrà non solo essere ricevuto e consumato, ma anche prodotto e diffuso da chiunque, in qualsiasi luogo e in qualsiasi momento?

Possiamo e potremo sempre di più scegliere che contenuto mediatico desideriamo consumare e in quale momento – l’emissione lineare, cioè il legame di contenuti ad orari di trasmissione ha e avrà ancora un senso? Quando verranno smontate le antenne di emissione FM, quando verranno rottamati i carri mobili, e cosa faranno tutti i tecnici, operatori e produttori disoccupati? La radio digitale DAB+, adesso che internet è arrivata nelle tasche di tutti, non è già morta prima di nascere?

La radio e la televisione statali fra 50 anni non esiteranno più come oggi – e se esisterà ancora, in che direzione si muoverà? Cosa saranno i suoi compiti, le sue mansioni, quale sarà la sua forza principale, la sua posizione nella società?

Mille domande al direttore della Radio Televisione della Svizzera italiana Maurizio Canetta in un incontro sciolto, intenso e senza limiti.

Benché alla guida di un „dinosauro“ come la RSI, Maurizio Canetta è più attento che mai alle nuove tecnologie e ai nuovi linguaggi della rete. Tanto per cominciare, ogni mattina propone sul suo canale privato di Periscope una curiosa rassegna stampa. E lo fa da casa, o mentre va al lavoro – rigorosamente in bicicletta o con i mezzi pubblici, visto che non ha la patente.
Ma se sperimentare è facile e divertente, portare innovazione in un’emittente pubblica è tutt’altra storia. Certo, rendere più agile e dinamica tutta la „macchina“ sarebbe un sogno, ma è già possibile? In parte. Siamo in una fase di transizione: si vive già il futuro, ma molte persone hanno ancora lo sguardo fisso sul passato. E questo, chi si occupa di servizio pubblico, non può sottovalutarlo.

Cosa può e deve fare, dunque, un’azienda come la RSI? Che ruolo sono chiamati a svolgere i giornalisti? Quale la chiave per valorizzare i contenuti? Quali i know-how per scrollarsi di dosso la patina di „staticità“, agganciando l’interesse delle nuove generazioni, ma senza perdere l’attenzione di chi è abituato ai modelli tradizionali?

Per una volta sarà il giornalista a rispondere alle incalzanti domande di Markus. E se lo farà ponendo nuovi quesiti non possiamo che perdonarlo e concedergli l’attenuante della deformazione professionale.