Questa è Sparta!!! Simone Cipriani Il mondo in questo momento è bombardato da super Chef che sembrano sempre meno cuochi e sempre più rock star. I media, dai reality alle trasmissioni televisive, ci mostrano continuamente Chef carismatici, allegri e vivaci che fanno finta di cucinare e fanno sembrare tutto facile da rifare, da riprodurre a casa da casalinghe medie o da ragazzini che vedono il lavoro in cucina come un’opportunità per essere famosi e stimati, socialmente In.

Credo che a breve sarà necessario un passo indietro.

Presto il mercato sarà saturo di cuochi usciti dagli istituti alberghieri, le iscrizioni aumentano ogni anno, nessuno ha più intenzione di studiare sala o bar, l’80% degli iscritti sceglie cucina. Quello che rattrista è che questo è inevitabile, il meccanismo è partito e difficile da fermare. Moltissimi ragazzi appena maggiorenni si ritrovano catapultati nel mondo del lavoro, nelle cucine, pensando di trovare una situazione in stile Master Chef.

Ben presto scoprono la realtà: la ristorazione non è un mondo per tutti, le ore sono in media il doppio rispetto a un normale lavoro, si sta in piedi tutto il giorno, il caldo è soffocante, lo stress a cui si è sottoposti metterebbe a dura prova il Dalai Lama; ma quello che sconcerta ancora di più questi ragazzi è che non è tutto così immediato come ti vendono in tv. La cucina di livello è fatta di ore e ore di preparazioni interminabili e maniacali, un rito simile ad un mandala, che ti porta al momento del servizio ad essere carico di adrenalina e tensione, perché ti senti responsabile del tuo operato, perché non vuoi deludere lo Chef, perché vuoi dimostrare di essere all’altezza.

Questo non è tutto. In realtà fino ad adesso abbiamo parlato di capo partita, ovvero cuochi formati che si gestiscono il proprio spazio, la propria preparazione, il proprio servizio.

Facendo un passo indietro e tornando al neo diplomato, cosa si troverà a fare ad affrontare? La scuola alberghiera ti dà un’infarinatura generica, non una formazione che ti rende pronto per lavorare. Ci ritroviamo in cucina adolescenti che credono di essere Chef, quando invece avrebbero bisogno di almeno altri 8/10 anni di formazione per poter essere competitivi nel mondo del lavoro. La situazione è delicata e complicata, la ristorazione è per pochi eletti, ma la tv ti lascia credere che sia facile e divertente.

Come vanno realmente le cose?  Esci dalla scuola: se sei fortunato trovi lavoro in un ristorante e tutti ti comandano e ti toccano i lavori più pesanti e denigranti. Passi anni e anni a prendere offese, in piedi sulle tue gambe, mentre i tuoi amici escono e si divertono, tu sei chiuso fra quattro mura al caldo, non c’è Natale, Pasqua o compleanno per te, piano piano tutto ciò che è esterno al ristorante si allontana, i rapporti di coppia diventano difficili da gestire, a meno che non trovi una persona super comprensiva che ti supporta e comprende l’egoismo che ti porta a investire tutto quel tempo su te stesso. Dopo anni e anni di cucine, ristoranti, esperienze, sei finalmente formato, ti autogestisci il tuo spazio, e, se avrai fegato, tenacia e dedizione a sufficienza, da li a un po’ di tempo, potrai gestire una cucina e diventare Chef: avrai persone sotto di te e la responsabilità di formare qualcuno, il ristorante sulle spalle anche se non sarai il proprietario, i costi da controllare, fare menu pensati in modo da essere interessanti per il cliente e allo stesso tempo standardizzati dalla tua brigata, e se ti avanzerà tempo potrai anche giocare a fare la rock star, ammesso e non concesso che guide, giornalisti e critici ti diano l’opportunità di essere considerato tale.

Sicuramente le soddisfazioni saranno tante, ma spesso ti ritroverai anche a pensare se la scelta è stata giusta e se ne è valsa la pena.

Buona fortuna, ne avrai bisogno, ma pensaci bene.

Questa è Sparta!!

Sei sicuro di avere questa attitudine?