Il film di Olivier Assayas è del 2012 ma ci immerge nel 1968, quando il movimento studentesco voleva cambiare il mondo.

Sono Gilles, uno studente molto attivo sul fronte politico. Vivo un periodo storico particolare e che probabilmente non si ripeterà mai più, ma non me ne rendo conto. Per me la vita va presa giorno per giorno. Amo la pittura, la musica e la poesia e dentro di me ho anche voglia di cambiare il mondo. Spaccare tutto e renderlo più bello. Proprio come l’arte. È questo che mi frega. Il desiderio di far combaciare la violenza dei miei anni e la bellezza dell’arte. E allora il tutto mi torna difficile, non riesco a seguire quel particolare movimento operaio, né tanto meno quell’altro. Certo, distribuisco volantini che incitano alla lotta, partecipo a battaglie contro la polizia, deturpo gli edifici pubblici con lo spray e provoco incendi. Ma queste azioni non mi soddisfano del tutto. Cerco altro.

Vado in Italia per trovare la mia strada, ma mi sembrano tutte sbagliate. Vado a Parigi e neppure lì la scopro. Seguo l’istinto, gli amori e le varie correnti di protesta, ma non c’è proprio nulla da fare. Il mio posto nel mondo proprio non lo trovo. E allora, con la mia apparente faccia indifferente e menefreghista, mi ritrovo negli studi di Pinewood, in Inghilterra, a fare l’aiuto regista di un film commerciale. Eccomi qui a fare un lavoro come quello di mio padre: lui che adattava le sceneggiature dei romanzi di Maigret per dei telefilm di basso valore artistico. Lui che ho sempre criticato e contestato.