È un film biografico, diretto da Franklin J. Schaffner nel 1970 e interpretato da George C. Scott, sulle gesta del generale George S. Patton, durante la Seconda Guerra Mondiale.

Sono un generale, anzi il Generale degli Stati Uniti d’America. Nella mia lunga carriera ho combattuto con molti nemici e li ho sconfitti tutti. Perché sono un grande stratega e non lascio nulla al caso. Credo anche nella disciplina e nelle regole militari. Sono un militare nell’animo e nel cuore e sono al servizio del mio Paese. Ho grande rispetto per chi devo combattere e soprattutto per chi riconosco quasi alla mia altezza. Ad esempio il feldmaresciallo Rommel, con lui ci siamo dati battaglia per anni. Malgrado questa mia fede nelle gesta militari ho anche un lato umano: posso essere romantico e violento, poetico e volgare, egocentrico e gentile allo stesso momento. Sono un uomo vero e come tale devo essere preso. A volte vado un po’ sopra le righe, a volte sbraito con i miei soldati e non sono d’accordo con i superiori, ma lo faccio perché credo nella battaglia. Per me la guerra è l’unico modo per sfogare le mie frustrazioni, quelle che mi porto dentro e che mi hanno fatto diventare quello che sono.

Voglio raccontare un aneddoto. A un certo punto, mentre visito un campo dopo una battaglia sollevo tra le mani un ufficiale morente, lo bacio e volgendo lo sguardo a quello scempio, esclamo: come amo tutto questo. Che Dio mi aiuti, lo amo più della mia vita. Ecco, la battaglia per me è una sorta di religione, lo ammetto. Io nella guerra credo perché mi provoca una pulsione primaria. È come fare l’amore, quando sono in battaglia è come avere un orgasmo.

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