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Non ci resta che ridere 

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Non ci resta che ridere. Dentro il nuovo album Etruschi From Lakota 

Vivo, vegeto, reale. Questi gli aggettivi che usano per definire il loro ultimo album. Quello di un gruppo tutto toscano, già miglior rock band emergente all’Arezzo Wave 2013. Un quintetto nato dall’amore per il rock, che attira consensi e colleziona un live dietro l’altro. E che non vede l’ora di lanciare il suo secondo disco, in uscita il 26 gennaio.

Quali sono le vostre influenze? Siamo ispirati dal rock come forma musicale e culturale: Led Zeppelin, The Who, AC/DC. Poi ci siamo appassionati anche alla musica italiana: Gaetano, Dalla, Graziani, Celentano, fino alla scena indie attuale come Brunori, Pan del Diavolo e Dente.

Come si articola il nuovo album? L’incisione è stata lunga, un’esperienza durante la quale abbiamo cercato di dare tutto e adesso non vediamo l’ora di far sentire il risultato. La prima traccia, che dà anche il titolo al disco, è un omaggio al film “Non ci resta che piangere”. I testi spaziano dalla perdita dell’identità culturale nazionale (Cornflakes), al perbenismo religioso di Abramo, passando dalla gioia e spensieratezza del pezzo V.I.V.O., fino ad una riflessione più profonda sulle difficoltà della vita (Erisimo), o ancora sulla solitudine come accade ne Il Contadino Magro, che parla di un uomo circondato da parenti avidi, per poi concludersi con un incontro alle porte del paradiso di tutti i personaggi del disco e con un omaggio al nostro attore-poeta-filosofo-mentore Carlo Monni.

Chi ha realizzato la copertina? Nico Lopez Bruchi, già autore della grafica sul nostro primo disco. La confezione è assolutamente ecologica, realizzata in cartone riciclato, senza plastica: un pezzo unico per le sue caratteristiche, qualcosa che si plasma con il tempo e soprattutto con gli ascolti. Una scelta pensata in particolare per chi lo acquista.

Progetti per il futuro? Partiamo per un tour che toccherà gran parte d’Italia, ampliando così il nostro pubblico, poi naturalmente lo sguardo è già verso nuovi lavori ed idee.

articolo di Saiara Pedrazzi