Sorprendente, raffinato e concreto, stiamo parlando di Nicola Mazzi scrittore e giornalista ticinese al quale abbiamo chiesto di raccontarci qualcosa di sé.

Come, quando e perché hai iniziato a scrivere? « Ho iniziato a scrivere, al mio ritorno da un viaggio a New York. Dopo quattro mesi in una città dove non conoscevo nessuno e ho dovuto imparare ad arrangiarmi con una lingua che non capivo, avevo bisogno di dire quanto questa città, così dura e violenta, allo stesso tempo è stata anche accogliente ed energetica. Ma non volevo scrivere solo un libro su New York. Desideravo creare un progetto particolare. Così chiesi a un amico (Donat Walder), grande appassionato dell’India, di fare il controcanto e di scrivere un romanzo sull’Oriente. Ecco. L’idea è proprio quella di mettere in parallelo questi due mondi agli antipodi. Alternandoli di capitolo in capitolo».

A quale genere di narrativa appartengono i tuoi scritti e da dove viene il tuo amore per questo genere? «È sempre una domanda difficile alla quale rispondere. Direi che io mio ispiro a scrittori americani degli Anni 80 e 90 come Bret Easton Ellis e Raymond Carver e che si rifà alla beat generation e quindi ai viaggi allucinati di Kerouac e Ginsberg. Lui credo si sia rifatto a un genere che ha le radici nella storia indiana. E visto che si tratta di due libri differenti assemblati in un modo un po’ particolare non credo che facciano parte di un genere».

Raccontaci il tuo ultimo lavoro editoriale. «Ho appena concluso un nuovo libro. È più hot del primo ed è ambientato nella mia amata Costa Azzurra. È un giallo legato ai Casinò, ma c’è anche molto altro. Storie d’amore, feste in ville lussuose e personaggi che per vivere puliscono i servizi igienici. Insomma. Ho ci ho messo dentro un po’ di tutto. Un minestrone di ingredienti che spero diverta il lettore».