Diretto da Ferdinando di Leo e distribuito nel 1972 è uno dei punti di riferimento dei poliziotteschi italiani. Tratto da alcuni racconti di Giorgio Scerbanenco si avvale anche della musica di Luis Bacalov. Il protagonista è un serafico Gastone Moschin (Ugo Piazza), ma il cattivo è l’estroso Mario Adorf (Rocco Musco).

Sono uno scagnozzo, di quelli davvero duri e senza rimorsi. Mi piace anche scherzare, soprattutto con chi devo torturare o uccidere poco dopo. Mi diverto a creare una certa intimità con la mia vittima. Mi soddisfa e mi calma. Forse colma anche un vuoto che ho dentro di me. È un’idea, ma credo di avere sempre avuto un problema. Penso di aver sempre voluto essere il capo, ma non ci sono mai riuscito. Eseguo gli ordini che mi dà l’americano. E lo faccio sempre. Fino a quando mi accorgo che il vero duro è Ugo Piazza. E allora lo guardo con ammirazione e lo voglio seguire. Lo seguo, ma non arrivo in tempo. Lo vedo in terra in una pozza di sangue. Sono sicuro che lo abbia colpito a tradimento. Non ci vedo più. Prendo quel vigliacco e lo sbatto contro lo spigolo di un tavolo. Non merita di vivere questo ragazzo e glielo urlo in faccia il motivo. Perché «quando vedi uno come Ugo Piazza non lo devi toccare! Tu quando vedi uno come Ugo Piazza non lo devi sfiorare! Tu quando vedi uno come Ugo Piazza il cappello ti devi levare!” e lo uccido. Ci ho messo un po’ a capire chi è il dritto. Mi ci è voluto molto. Ma alla fine ci sono arrivato. Troppo tardi, è vero. Ma almeno son riuscito a vendicarlo il duro. Lui sì, che avrebbe meritato una fine migliore.