EssereUmani onlus è una realtà empatica, accogliente e anche un po’ visionaria, che si può definire in tre parole cardine: ascolto, empatia, mediazione. Una realtà che vuole proporre una nuova visione del lavoro sociale. Tra i molti progetti messi in campo da Essereumani onlus anche MediamenteBullo, un’esperienza didattica in tre tappe, che ha l’obiettivo di instillare nella scuola secondaria la cultura della mediazione come strumento efficace di gestione dei conflitti, con particolare attenzione verso quei fenomeni che sono particolarmente diffusi nei contesti scolastici, come il bullismo. Abbiamo incontrato Juri Nervo, Matteo Defedele e Francesca Sechi, tre professionisti dell’associazione.

Il bullismo tra i giovani è un problema di cui si parla sempre più. Ci spiegate quali sono le sue implicazioni? «È vero, se ne parla molto. Si parla del bullo che spesso viene descritto come prepotente, della vittima debole, degli spettatori indifferenti. Dal nostro punto di vista però ciò che conta è semplicemente che il bullismo implica sofferenza. Soffre chi lo subisce, certo, ma soffre anche chi lo mette in atto. E soffre chi assiste senza fare nulla, perché il clima che si crea nel gruppo non è certo dei migliori. Ed è su questo aspetto che bisogna focalizzare l’attenzione se si vuole intervenire».

Cosa si può fare per arginare il fenomeno? «Noi riteniamo che se in una classe si arriva all’atto di bullismo, significa che diverse disfunzioni relazionali tra i ragazzi si erano già presentate precedentemente ma erano state minimizzate (quante volte sentiamo dire era solo uno scherzo…), oppure non erano emerse. Per questo motivo pensiamo che se si vuole contrastare questo fenomeno è indispensabile lavorare sulla prevenzione, insegnando ai ragazzi stessi a riconoscersi in una situazione conflittuale che potrebbe pian piano degenerare in qualcosa di più grave».

Come lavorate con MediaMenteBullo? «Con MediaMente Bullo facciamo esattamente questo: andiamo nelle classi a raccontare ai ragazzi che cos’è un conflitto, come si riconosce (dall’esterno o dall’interno) e come si affronta. Lo facciamo spiegando ai ragazzi che cos’è la mediazione dei conflitti e cercando di renderli autonomi nell’utilizzo di tale strumento, con l’obiettivo di aprire in ogni scuola degli spazi d’ascolto e di mediazione gestiti in sinergia dai ragazzi che sono stati formati (peer mediator) e dai nostri professionisti».

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Sono nata a Lugano ma ho studiato e vissuto a lungo a Siena. Ho unito l'antropologia, la creatività, la mia passione per la comunicazione al mio carattere organizzato... il risultato è #faigirarelacultura.