Vero, sperimentale e irrinunciabile. Questo è il lavoro di Magnifico Teatrino Errante, realtà culturale di Bologna, che con lo spettacolo Io sono Qui, fa del concetto di inclusione una concreta realtà. Ancora una volta il teatro come strumento di confronto, di racconto e protagonista di un vivere sociale. Ne abbiamo parlato con la regista Valeria Nasci che ci spiega come il progetto, infatti, desideri indagare sulla consapevolezza della propria presenza nel mondo, anche in relazione agli altri. Ci racconta, inoltre, che si tratta di una riflessione sulla capacità di auto rappresentazione costruita sulla base dei vissuti passati e delle consapevolezze acquisite.

Cosa significa per voi il talento? « Per noi il talento è quando una persona riesce a rendere una propria intuizione accessibile agli altri».

Fare integrazione attraverso il teatro in Italia, quali sono le sfide da affrontare? « Per prima cosa la credibilità perché quando si crea un progetto teatrale con persone con disabilità fisica e/o mentale,  questo viene innanzitutto preso ed etichettato come momento socio-ricreativo, di integrazione ma senza ambizione artistica. In più il pregiudizio che tutto quello che si fa con persone disabili venga da atti caritatevoli e non da un serio progetto con loro e alla pari».

Integrazione e Inclusione, secondo voi quali sono le differenze? « L’integrazione  è una strada dedicata. Per esempio io voglio creare un progetto che integri persone disabili dove c’è ne sono anche di non disabili. L’inclusione, parola che più ci sentiamo affine, può invece prevedere un progetto teatrale aperto e quindi non solo dedicato all’integrazione di persone disabili, senza le quali, con aspetto differente, esisterebbe lo stesso».

 

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