imagesÈ bella la primavera araba di Ma révolution. Bella perché è una rivoluzione personale, prima che collettiva. È una presa di coscienza individuale di un ragazzo di 15 anni. Un giovane parigino, di origine tunisina, che si trova, tutto a un tratto e per caso, testimone di un evento storico: la destituzione di Ben Ali. Ma ci si trova senza volerlo.

Una sera, infatti, s’imbatte per le strade della Ville Lumière in un piccolo corteo che celebra la rivoluzione appena avvenuta in Tunisia. Lui, divertito, partecipa inconsapevolmente a quella festa. Un fotografo lo immortala e finisce sulla prima pagina di Libération. Diventa l’eroe della scuola e per lui, da quel momento, è un crescendo di impegno sociale e presa di coscienza dell’evento storico che sta avvenendo. Il suo vero obiettivo è però sempre stato un altro: conquistare la compagna di scuola Sygrid.

E allora la conquista della ragazza corre in parallelo (ed è la metafora) alla scoperta di una consapevolezza personale. Delle proprie radici e di una storia che da intima e individuale diventa collettiva.

Buona prima prova del giovane Ramzi Ben Sliman, un regista che ama molto la musica rap francese. E l’ha fatta amare anche a noi. Il film è stato accolto con un applauso convinto dai molti ragazzi presenti all’Espocentro.

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