Luoghi d’altrove. Ci sono luoghi il cui varcarne la soglia equivale a vivere un’avventura. Non per questioni di passaggi verso altri mondi, teletrasporto, magia o universi paralleli, anche se non mi sentirei di escludere completamente nessuna di queste possibilità. Cioè, tu vai a trovare una persona il cui profilo professionale e personale ti allettano e… wow, apri la porta del suo atelier e vorresti subito tatuartelo sulla pelle, ma non la piantina con la disposizione dei locali o un angolo in prospettiva, ma usare come inchiostro quella luce lì, fatta di occhi e atmosfera.

Oppure in uno di quei posti decidi di tornare e quando ci sei ti chiedi perché diavolo hai smesso di frequentarlo, visto che quell’odore di cera, metallo e gesso hanno su di te l’effetto di una torta di mele appena sfornata: acquolina in bocca a fiotti e una fame di azzannare che nemmeno quella chimica. Mi è capitato persino di scoprirne uno così per caso, passandoci davanti nemmeno nell’orario prestabilito, e non solo mi è stata aperta una meravigliosa casa ma un mondo di storie, esperienze, consigli e sincerità sono stati serviti su un vassoio che di generoso aveva tutto, dalla forma alla maniera, al color verde acqua del cancello verniciato di fresco.

Comunque quei luoghi possono essere anche un bosco o una radura, dove non sai perché ma a un certo punto ti senti in dovere di pronunciare una sorta di Permesso. Oppure una piazza o un vicolo, che alcune città sparpagliano sapientemente qua e là con lo scopo di risvegliare anche il turista più disattento; che poi di sicuro a volerci tornare non li ritrovi più, perché sono posti temporanei con la capacità di proiettarti altrove, ed è un altrove che ti fa sentire sempre tanto bene. Per capire però lontano da cosa o da chi si vorrebbe stare a questo punto sarebbe necessario disporre di un altro luogo non luogo e di un’altra porta, oppure di un ascensore sulla sinistra o di un dietro l’angolo anche se l’angolo non c’è, oppure di un dato pino o un sasso, perché per attraversare una porta a volte è sufficiente trovare la giusta chiave. Ecco, a proposito: la chiave! Ma dove miseriaccia l’ho lasciata l’ultima volta? E ti tasti le tasche sperando di sentirne la forma attraverso la stoffa, riguardi nelle borse depositate nell’armadio e in tutti i cassetti in cui potresti averla depositata: ma nulla. Forse è perché ci sono luoghi che più che luoghi sono stati, e in questo caso la chiave più che una chiave è un incontro, impossibile da cercare. Cosa fare dunque in questi casi? Nulla, si può solo aspettare che quest’ultimo accada… ma un attimo… scusate, ora devo andare… mi è sembrato che qualcuno abbia appena bussato alla porta.

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Scavalco finestre, sbircio nei cassetti, sbuco dagli armadi e mi arrampico per canne fumarie. A volte formica, altre cornacchia, in veste di bradipo osservo il mondo, lasciando al torpore dell’ozio il compito di amalgamare sogni, fantasie e realtà… un mix che spaccio per una caramella al gusto di melanzana, da mordere tutti assieme al tramonto, dopo il mio “un.. due… tre!”.