Appassionato. Rigoroso. Emotivo. Questo è Luca Bortone giovane scrittore ticinese uscito da poco con il suo secondo romanzo.

Come, quando e perché hai iniziato a scrivere? «L’interesse per la scrittura si è svegliato attorno ai sedici anni. Nel tempo, è cresciuto fino a diventare una passione irresistibile. Dopo i primi goffi tentativi – tra cui un romanzo incompleto– ho sentito di voler fare sul serio. Ho iniziato a trattare la narrativa con più rigore: ho letto alcuni manuali e ascoltato i consigli di un’amica scrittrice, fino a mettere l’ultimo punto al primo romanzo. Tuttavia è stato il secondo – Land Grabbing – ad aprirmi le porte verso la pubblicazione».

A quale genere di narrativa appartengono i tuoi scritti e da dove viene il tuo amore per questo genere? «Sia i miei racconti sia il romanzo che ha sancito l’esordio letterario rientrano nel genere del thriller/poliziesco. L’amore per la suspense è nato e cresciuto assieme ai romanzi dei miei autori preferiti: Lee Child, James Patterson, Wilbur Smith e Clive Cussler. Divorandone anche due a settimana, sono diventati parte di me e, di riflesso, anche della mia scrittura e del mio stile. Mi piace vivere e trasmettere emozioni forti, in grado di incollare i lettori alle pagine, fino alla fine».

Raccontaci il tuo ultimo lavoro editoriale. «Land Grabbing è un thriller crudo, ambientato tra Svizzera, Italia e Namibia. Narra le vicissitudini dell’ispettore Diego Anastasi che dovrà fare luce sull’omicidio di un tecnico informatico e sul presunto suicidio di una studentessa. L’indagine invischierà i personaggi nell’inaridimento dei valori morali e li interrogherà sulla solidità dei loro princìpi, mentre lo sconvolgente finale li condurrà dentro il sentimento di vendetta, fino alle domande più scomode da affrontare e confessare».