Lo chiamavano jeeg robot (2016) è il primo lungometraggio di Gabriele Mainetti e vede tra i protagonisti Claudio Santamaria e Luca Marinelli.

Sono Fabio, ma mi conoscono come lo Zingaro. Sono il boss del quartiere. Tutto, qui, passa sotto il mio controllo. Non si muove nulla senza che io non lo sappia. Ma voglio di più. Non voglio finire come mio padre e mangiar merda per tutta la vita. Voglio sfondare, diventar ricco e famoso. Da ragazzo un po’ c’avevo provato. Avevo partecipato a un paio di trasmissioni TV come cantante. Ogni tanto mi esibisco ancora nel quartiere. Mi fa star bene e in quel momento sono immerso nel mio sogno. Poi c’è questo mio amico, lui non ha le mie stesse idee. Fa parte della mia banda, ma vuole starsene qui. Non gliene frega nulla di sfondare. Poraccio.

Poi la svolta. C’è tizio che si crede Jeeg Robot e ha una forza incredibile. Non so come abbia fatto ad ottenerla, era uno smidollato e mo’ si crede un supereroe. Questo superpotere lo voglio! Lo devo avere! Ecco, ce l’ho fatta, anche io ora ho una forza sovrumana, mi ha svelato il segreto e ne ho approfittato. Nessuno mi potrà fermare. Ma come ottenere la fama ora che sono imbattibile? Mettere una bomba allo stadio durante il derby. Una strage e divento famosissimo. Tutti avranno rispetto e soggezione e mi seguiranno. L’unico ostacolo  è sempre lui, che pensa di essere Jeeg Robot e ostacola i miei piani. Ma sarà facile eliminarlo. Io, dalla mia, ho la fame. Quella che mi ha fatto crescere con un padre senza carattere, diventare il boss rispettato da tutti e non aver pietà di nessuno. Non temo la morte, ho paura solo di pensare in piccolo. Io sono lo Zingaro, sono grande e bello e la mia risata diventerà più famosa di quella di Jocker.