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Lettera a Berlino di Ian McEwan.

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Berlino, due persone che forse si amano, forse no. Un tunnel da costruire dal settore americano fino a Berlino Est. Siamo a metà degli anni ’50, periodo davvero difficile e forte per la Guerra Fredda. E’ il momento in cui anche il blocco sovietico si risveglia e cominciano i primi tumulti in città come Praga, Varsavia e Budapest.

Berlino è sempre stata una città in gran fermento e, per questo motivo, si pensa di costruire un tunnel che dl settore americano vada fino a Berlino Est. L’obiettivo è spiare il blocco comunista e portare in occidente informazioni utili all’intelligence. Questa è, in poche righe, la trama di Lettera a Berlino di Ian McEwam, un libro che alla prima lettura mi ha lasciata un po’ così ma alla seconda mi ha conquistata. Perché?
La seconda lettura mi ha permesso di lasciar scorrere la storia con maggiore libertà dentro la mia testa e mi sono accorta di un personaggio che non avevo colto la prima volta: la città.

Berlino è essa stessa un personaggio di questo libro e, per dirla tutta, mi viene da affermare che si tratti anche di uno dei protagonisti. Credo non basterebbe un’enciclopedia intera per raccontare e spiegare tutte le anime di Berlino. E’ piena di personalità, ognuna prevalente, onguna capace di ritagliarsi il suo spazio e di insediarsi in un quartiere che non perde l’identità cittadina ma ha sempre qualcosa di diverso da tutti gli altri.Nel libro si colgono riferimenti alla geografia di Berlino e alle zone descritte. E’ un bel gioco quello di mettersi a cercare sulla mappa i luoghi raccontati da uno scrittore. Se c’è una città in Europa capace di essere ancora in totale fermento, questa è proprio Berlino e val la pena di scoprirla, in primis, nei libri che la raccontano e poi lasciando le nostre orme sulle sue strade, così belle, così doppie perché parte fino a 25 anni fa di due città diverse.

State per partire per la capitale tedesca? Date una possibilità a questo libro e portatelo con voi. Non ve ne pentirete.

articolo di Giovanna Malfiori