Ascoltando la conversazione con Ken Loach, in cui temi sociali e ideologia di classe hanno stimolato tante riflessioni importanti e proposto visioni e pensieri, c’è stata un’affermazione infelice, che in un secondo, mi ha fatto staccare la spina.

Dal pubblico una domanda al grande regista: in un suo film ha mostrato delle punizioni corporali su bambini di una scuola inglese. E, come nello stile che più lo rappresenta, i bimbi non sapevano che sarebbero stati bacchettati sulle mani. Lo spettatore chiede quanto quella scelta non sia stata sbagliata e poco etica.

Il regista risponde. Cinquant’anni fa era prassi bastonare i bambini e il suo film, nel quale l’allievo bastonato era in verità innocente, ha probabilmente contribuito a far cambiare questi modi poco ortodossi.

E fino a qui. Nulla da eccepire.

Poi lo scivolone. Inoltre i bambini sono stati pagati e la cosa, secondo Loach, ha reso meno negative quelle bastonate.

Quindi secondo Ken Loach, un bambino bastonato, ma poi pagato per il disturbo, si sente meno umiliato e abusato?

Credo fermamente che il denaro non possa comperare tutto. Quando si tratta di abuso su minori, e le percosse sono un abuso, occorre stare molto attenti a quel che si dice.

Traghettare l’idea che, a fronte di un abuso, qualunque esso sia, un compenso in denaro possa rendere meno grave il fatto, non è solo ipocrita, ma pericoloso. Soprattutto se a dirlo è un uomo della sua levatura.

L’etica è senza tempo, vale oggi come valeva cinquant’anni fa.

Tutti possiamo scivolare. E Kean Loach, in questo caso, ha fatto un bel ruzzolone infrangendosi irrimediabilmente come uno specchio.