Le mani sulla città è un’opera di Francesco Rosi premiata con il Leone d’oro a Venezia nel 1963. È inserito nella lista dei 100 film italiani da salvare e cioè di quelle pellicole che hanno cambiato la memoria collettiva del Paese dal 1942 al 1978.

Mi chiamo Edoardo Nottola. Sono un importante costruttore napoletano. Sono anche consigliere comunale per il partito di maggioranza. Ben presto ci saranno le elezioni e io voglio diventare assessore. Un’occasione da non lasciarsi scappare perché c’è in gioco il mio nuovo progetto: un quartiere in una zona agricola; lì, il terreno costa poco e basta un piccolo cambiamento nel piano regolatore per poterlo costruire.

Ma cosa succede? Un mio palazzo è crollato? Ci sono dei feriti e dei morti? Merda. Questa non ci voleva. Complica tutto. Devo capire come uscirne, tanto più che i miei amici, iniziano a voltarmi le spalle.

Ma io ho molte risorse e sono intelligente. So come vanno queste cose. E soprattutto so come avere dalla mia parte i voti, molti elettori che possono far vincere o meno il partito. Quindi devono stare attenti. Nessuno mi può dire di ritirarmi. Nessuno può farlo.

Io voglio il potere vero, quello che ti permette di decidere. Come fare? Beh, cambio partito. Abbandono i miei e mi candido per gli avversari. Così posso continuare a fare quello che voglio con rinnovato sostegno.

Del resto che cosa volete da me? Io devo continuare a costruire e a far girare i soldi perché devono sempre muoversi, sono come i cavalli hanno bisogno di foraggio tutti i giorni, non possono star fermi. Questo è il mio lavoro, questo è ciò che so fare e lo faccio davvero bene.