imagesVita. Una famiglia. Una coppia. Un padre e una madre. La figlia. Lo scorrere quotidiano, fatto di tutto quello che dai o che non dai agli altri. Fatto di emozioni, desideri, aspirazioni, delusioni, è fatto di risate, difficoltà e soprattutto di futuro.

La vita che scorre. Ce la immaginiamo tutti e ci vediamo proiettati dentro, a questa vita in movimento. Simona, Riccardo e Alice ci catturano e ci fanno correre dietro alle loro parole di vitalità, mostrandoci le imperfezioni dell’essere. Con le dinamiche del rapportarsi gli uni agli atri. Sì proprio come noi. Come te. Come me.

Ma succede che si possa anche morire. Non ci pensavi eppure eccoti qui. Defunta. Allora tutto prende un altra piega, un altro valore, un altro scorrere. La vita si ferma.

I pensieri cambiano casa. Traslocano. I ricordi acquistano un sapore nuovo. Si ricorda l’immagine che ci siamo fatti di una persona. Ci ricordiamo pezzi di noi legati a lei. Si chiacchiera con una proiezione dell’altro più o meno profonda. Ma dove sta la verità dell’io?

Sfuma, si nasconde.

La paura di lasciare andare, il timore di assecondare l’oblio, la solitudine dell’essere rimasti, fermano le lancette del tempo. Sospendono lo scorrere della vita, a volte. La vita dei vivi. E allora si continua a frugare, nella non vita dei morti, nei loro segreti rimasti, negli oggetti appartenuti e perfino tra i pensieri. Si idealizza. Si lascia spazio alla nostalgia.

Ma le lancette corrono inesorabili e rischiano di farci perdere l’amore di chi è rimasto.

Morire non è un tabù. È parte di un viaggio che ci appartiene e questo spettacolo ci aiuta a comprendere il dolore con profondità e infinita leggerezza. Ci fa ridere e così facendo ci obbliga a guardarla, la morte. Ci accompagna nelle pieghe del suo essere presente. Ci racconta che si può accettare anche di morire, anche di soffrire, anche di vivere nonostante il lutto.

FIT Festival 2016 – La vita ferma – di Lucia Calamaro – un quadro eccezionale.