imagesKen Loach è il maestro dei temi sociali. Nessuno come lui riesce a disegnare così bene personaggi che combattono contro il sistema per far valere i propri diritti. E anche nell’ultimo lavoro, passato ieri sera in Piazza Grande e Palma d’oro a Cannes lo scorso maggio, riesce nell’intento. I Daniel Blake è un buon film. Girato con la semplicità delle avventure (o meglio le disavventure) di Dan, un falegname di Newcastle che, a causa di un infarto, necessita di un’assistenza sanitaria statale. Un’esigenza confermata dal suo medico, ma che lo stesso Stato non gli concede, perché secondo alcuni parametri non sarebbe abbastanza malato. È da questa situazione che parte la lotta di Dan. Una sorta di guerra contro i mulini a vento perché il sistema (lo Stato) cerca in tutti i modi di frenare la sua giusta richiesta.

Dicevamo che questo è davvero un buon film, di quelli da Piazza e che in generale accolgono consensi unanimi. Forse, se vogliamo trovare un difetto, può sembrare un filino didascalico in alcune situazioni. Per esempio quando la funzionaria spiega all’operaio (e quindi a noi spettatori) che cosa deve fare per ricevere il sussidio. Ma ha anche momenti molto forti. Su tutti la scena in cui Katie (la mamma incontrata all’ufficio di collocamento che Dan cerca di aiutare in diversi modi), in una banca alimentare, apre la scatola di pomodori e ne mangia affamata il contenuto.

Ken Loach ha dalla sua una grande esperienza. Ottant’anni lo scorso giugno e più di 20 lungometraggi all’attivo. Sa come usare la macchina da presa (in questo film è quasi sempre sull’uomo), come accentuare le emozioni e come passare da una situazione drammatica a una più divertente, senza far mai calare la tensione. Sa anche creare sorprese. Del resto lo ha detto anche questa mattina all’incontro con il pubblico «La sorpresa è un momento unico. Far leggere il copione agli attori troppo tempo prima è controproducente, anche perché poi non c’è più lo spazio per lo stupore che può nascere sul set. Io sto molto attento all’istinto degli attori, alle dinamiche che si creano, ed è appunto da esse che può scaturire quella sorpresa che rende il tutto più vero».

Il messaggio finale? Lo ha rivelato sempre nell’incontro con il pubblico. «Il film è caratterizzato dalla solidarietà tra i personaggi. L’aiuto reciproco esiste tra gli uomini, tra i protagonisti, tra lo stesso Dan con una funzionaria dell’ufficio di collocamento e con un ragazzo vicino di casa. Ma manca del tutto da parte dello Stato. Ecco, questo voglio denunciare», ha concluso tra gli applausi dei molti fan accorsi.