Assunta sono. Una ragazza sicula e illibata. Dai sani principi morali. Il pomeriggio della domenica ballo sempre con le mie sorelle, ma dallo spiraglio della finestra vedo i ragazzi che fanno altrettanto. E allora sogno di ballare stretta a Vincenzo. Proprio lui, un giorno mi rapisce e mi seduce, anche se voleva mia cugina, ma io mi sono fatta rapire al suo posto. Poi, però, mi risveglio sola, lui è fuggito, vigliacco, nel Regno Unito. Senza sposarmi e lasciandomi nel peccato. L’unico modo per difendere il mio onore è seguirlo e ucciderlo. Così faccio. Lo trovo, ma lui scappa. Mi sfugge. Non riesco a prenderlo. E allora che cosa faccio? Intanto vivo. Osservo le ragazze inglesi. E devo dire che sono tutte bottane. Non si fanno problemi a cambiare uomo.

Conosco anche un altro uomo. Un dottore a cui piaccio. Mi insegna molto. Anche a cambiare mentalità. A vivere più liberamente e senza il pensiero che mi ha seguita finora e cioè uccidere Vincenzo per vendicare il mio onore.

Mi vesto sempre di nero. Al Paese con un abito tipico: tutto nero e castigato. In Inghilterra con una gonna lucida e di pelle. Cosa significa? Mi chiedete. Non so, forse che mi so adattare agli usi e ai costumi del luogo. Forse che sono meno ingenua e impulsiva di quello che pensate. Forse, alla fine ha ragione anche Vincenzo. Dopo tanto tempo ci siamo rivisti, abbiamo ballato insieme e fatto l’amore. Ma la mattina sono stata io ad andarmene, lasciandolo solo, con lui dal porto che mi urlava: «Puttana eri e puttana sei rimasta».

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