È una commedia che si basa sul classico gioco degli equivochi. Proprio, come ha ricordato la regista francese Axelle Ropert, sullo stile dei suoi maestri americani Leo Mc Carey e Ernst Lubitsch. La prunelle de mes yeux è in concorso per il pardo d’oro e non sfigura assolutamente. Anzi, è molto divertente, soprattutto nella prima parte dove vengono costruiti i rapporti tra i personaggi: due fratelli greci e due sorelle che abitano nello stesso palazzo di Parigi. Gli equivoci prendono spunto da un difetto fisico, la cecità, ma poi spaziano anche su altri problemi sociali, come l’uso della cocaina e la disoccupazione.

La relazione tra i due protagonisti, lui suonatore di musica tradizionale greca, lei accordatrice di pianoforte non vedente, si è sviluppata sia nella finzione cinematografica, sia nei rapporti sul set. «All’inizio – ha detto l’attrice Mélanie Bernier, eravamo distanti, ma anche intimi. Era presente una sorta di antagonismo, poi, la relazione è diventata più naturale». Un’evoluzione confermata anche dal montatore, il quale ha usato questa dinamica naturale tra i due all’interno del suo lavoro di riscrittura.

È un film, come si può intuire, in cui è stato fatto una grande lavoro sulla sceneggiatura. «Volevo ottenere una forma stilistica il più naturale possibile e per questo ho lavorato molto sui dialoghi», ha detto la regista. Così come è importante l’uso della musica. Quella suonata dai due fratelli ai matrimoni greci, ma anche quella off e cioè fuori dalla scena osservata. «Credo che nella musica ci sia una verità che in altre arti non riesco a trovare. È molto importante per me trasmettere questo sentimento, questa saggezza, agli spettatori» continua la Ropert.

Il film è infine anche un omaggio alla Grecia: ai suoi valori, alla sua musica e alla sua storia. «L’ho pensato e scritto quando le cronache non parlavano altro che della grande crisi greca. Ho cercato – ha concluso Axelle Ropert – di trasmettere le difficoltà e le speranze di una parte di giovani greci».