La pellicola del 1951 è uno dei primi film di Pietro Germi. Tra gli sceneggiatori anche Federico Fellini.

Oggi sono un rapinatore. Ma prima ero un professore di disegno e anche un ritrattista ambulante. Mi chiamo Guido e sono la mente della banda. Non sono un esperto del crimine, ma solo stufo di essere buttato fuori dai ristoranti perché non ho soldi per pagare. È una vita dura, la mia. Non riesco a sbarcare il lunario e ho bisogno di una nuova prospettiva, un futuro dove la fame non abbia sempre la pistola puntata contro la mia tempia.

Ecco perché ho trovato questi altri tre poveracci come me. Con loro prenderemo l’incasso della partita di calcio, mentre tutti sono impegnati a fare il tifo. E poi scapperemo. Ognuno per conto suo. Non ne voglio sapere degli altri. Neanche di te, giovane Alberto, che cerchi di seguirmi. Vattene. Fai quello che vuoi.

Ma è difficile scappare. Anche per uno come me che non ha legami con nessuno. Non ho famiglia né compagna. Ho sempre vissuto da solo. E del passato non ricordo niente. Neanche se ho fatto la guerra e neppure se i miei sono morti. Sono un uomo che non ha nulla dietro di sé.

Ho un presente incerto e se guardo avanti non riesco a vedere. Ecco perché voglio scappare in Corsica con i soldi. Fuggire da questa miseria e da questa vita che mi sta scorrendo tra le dita. Così, magari, un giorno potrò tornare qui e mangiare in quel ristorante di lusso dove, mentre stavo facendo un ritratto a una bella donna, mi hanno sbattuto fuori. E forse, un giorno, quella bella donna potrebbe…

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