A 92 anni è possibile innamorarsi? Sì. La risposta è chiara e semplice. Forse già lo si sapeva, ma la conferma è arrivata dal film realizzato da Valeria Bruni Tedeschi e Yann Coridian, girato nel reparto geriatrico di un ospedale francese. È Blanche Moreau la protagonista. Lei, malata d’Alzheimer, si prende una bella cotta per un artista importante e bravissimo: Thierry Thieû Niang.

Lui, coreografo di fama, ha tenuto un laboratorio di danza con i pazienti dell’ospedale. Una settimana fatale per Blanche la quale, dopo un paio di duetti con il ballerino, perde letteralmente la testa e si dichiara in una scena delicata e potente allo stesso tempo. Una dichiarazione alla quale questo provocatore di emozioni risponde con sensibilità, ma lasciandole intendere che il sentimento non è ricambiato.

Un documentario girato con sole due macchine da presa e in una settimana. Una mini troupe alla quale i pazienti si sono abituati subito, ha detto la stessa regista durante la presentazione. Ma che «ha sconvolto anche gli equilibri della struttura e le relazioni esistenti». Insomma è stata una piccola rivoluzione per questi malati di Alzheimer.

È un documentario riuscito. È lui, Thierry che attraverso i suoi gesti e i suoi passi di danza, sempre adattati al singolo paziente, fa emergere le loro emozioni. I risultati sono sorprendenti. Oltre all’amore di Blanche, Thierry scatena anche risate, ricordi e piccoli gesti d’affetto.

Ma, soprattutto, questo è un documentario che riporta al centro dell’attenzione il corpo, troppo spesso lasciato in un angolo da inutili elucubrazioni mentali. Ecco, è il corpo e le sue grandi potenzialità, il vero protagonista del film. I due registi, grazie al lavoro di Thierry, ce lo hanno mostrato in modo molto diretto. Sì, il corpo deve essere toccato, agitato, sfiorato e lanciato. Non deve rimanere immobile su una sedia, adagiato al pensiero (eccolo il vero diavolo da tenere lontano) della morte imminente. Un messaggio chiaro e semplice e noi, spettatori, abbiamo apprezzato. Tutti.

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