Il teatro canzone di Luca Maciacchini. Tenace, irrequieto, poetico. Così si definisce Luca. Lo abbiamo incontrato per farci raccontare di lui.

Chi è Luca Maciacchini? Luca è tante cose. Sono un cantautore, un musicista, un attore, un uomo. Il mio percorso è iniziato ascoltando il pescatore di De Andrè, da bambino, e i monologhi di Fo, passioni che ho poi coltivato con tanto studio. Dopo la maturità classica mi sono diplomato attore presso la Scuola d’arte drammatica Paolo Grassi di Milano e in chitarra classica presso il conservatorio musicale statale Guido Cantelli di Novara. Ho lavorato con grandi registi come Gabriele Vacis, Michal Znaniecki, Eugenio Allegri, Giampiero Solari, Roberto Brivio, Walter Manfrè ed al fianco di noti personaggi del cabaret come Enrico Beruschi, Nanni Svampa, Rocco Barbaro. Ho pubblicato il libro Anima Salva – Le canzoni di Fabrizio De Andrè, un saggio dedicato all’opera del cantautore genovese nel 1999. Da questo lavoro anche un convegno-concerto al fianco di Roberto Vecchioni, David Riondino, Fernanda Pivano, Antonio Albanese. Tanto lavoro e tanto impegno soprattutto nel teatro civile e nella canzone dialettale.

Quale lo spettacolo, il lavoro, che ti rappresenta di più? Sicuramente Giorgio Ambrosoli, uno spettacolo di teatro canzone prodotto nel 2011 a seguito dell’incontro con la vedova. Mi rappresenta perché è uno spettacolo socialmente utile, è il mio modo di fare politica. Con questo lavoro sento di partecipare attivamente alla costruzione della consapevolezza. Un esempio di integrità morale che ci pone di fronte a delle domande importanti. Chi sono io? Fa riflettere su noi stessi, ci spiega che la politica la facciamo noi, tutti, ogni giorno con le nostre scelte. Ognuno di noi decide che pastore vuole essere.

Il tuo ultimo impegno artistico è il cd Quando eravamo quasi nemici. Ce lo racconti? Questo disco mi ha avvicinato molto al Ticino e alla storia che lega i territori di frontiera. Sono 9 canzoni cucite tra loro da una storia unica che è il racconto di un finanziere alle prese con il contrabbando. Una visione però che offre una chiave di lettura compassionevole e soprattutto che mira alla comprensione per le difficoltà della vita, la lotta alla sopravvivenza. Tante storie di confine, che si assomigliano e che mettono in relazione povertà e miseria delle genti. Storie che ci legano lombardi e ticinesi.

Molti gli impegni artistici anche in Ticino. Come ti trovi? Molto bene. Il Ticino è una terra che sa ancora reagire e apprezzare, c’è curiosità, rispetto ed è gratificante. In Italia occorre il giusto ambiente per proporre un certo tipo di teatro. Qui c’è ancora un grado di spontaneità.

Info: www.lucamaciacchini.com