Poetico, misterioso, enigmatico. Questi gli aggettivi scelti dal produttore e regista Willi Hermann per definire Cronofobia, l’opera prima del regista Francesco Rizzi che sta riscuotendo grande successo a livello internazionale e che sarà a Locarno nella sezione Panorama Suisse. Un film che racconta due vite che si incontrano, due vite vittime dell’apatia del tempo. Due vite sospese.

Abbiamo incontrato il produttore svizzero per farci raccontare cosa significa produrre l’opera di un regista giovane e al suo primo lungometraggio, ma ricco di talento.

Quali le sfide per un produttore in Ticino?

Probabilmente le stesse sfide come per tutti produttori in Svizzera, trovare i mezzi economici e far vedere i nostri film nelle sale che si svuotano lentamente. Ma per me ci sono varie sfide supplementari: ho sempre fatto il produttore dei miei propri film sia documentari sia fiction, ma tento anche di dare una mano a giovani cineasti, come ho fatto con Alberto Meroni, Erik Bernasconi, Niccolò Castelli e adesso con Francesco Rizzi, senza fare dei film “ticinesi” ma tentando di uscire dal nostro ghetto.

Cronofobia è un’opera prima per Francesco Rizzi, cosa fa scegliere a un produttore di investire su un giovane regista come Francesco?

Semplicemente fiducia, curiosità e la convinzione che il futuro cineasta abbia qualcosa da dire, tentando di uscire dai binari televisivi e mainstream. Come produttore indipendente non ho mezzi per “investire”, io sono convinto dell’idea e sono le varie commissione che “investono”. Imagofilm lavora in stretta sintonia con il regista e sceneggiatore sul copione e poi si gira con piacere, in collaborazione con Michela Pini. Abbiamo iniziato Cronofobia nel 2013 e il film ha partecipato al Zurich Film Festival a fine 2018.

Il film sta riscuotendo un buon successo ai festival. Quali secondo te i pregi di questo lavoro?

È un’opera prima ed è “Ein geheimnisvoll schöner Film”, scriveva il maggior quotidiano zurighese. Credo che sia proprio quello, un film misterioso con idee ed elementi nascosti nel suono e negli sguardi, magari decodificabili solo dopo la proiezione. Questo “lavoro” per me è un vero film, come motivava la giuria del Max Ophüls Premio di Saarbrücken: “Questo film celebra il cinema”. Per me come regista e produttore la scrittura, il linguaggio cinematografico è tanto importante quanto la storia stessa.

Cronofobia sarà presente a Locarno, giocare in casa crea maggiori aspettative?

Per la verità, il film sarà finalmente a Locarno dopo una lunga e fruttuosa tournée, venti festival in un anno con delle prime sudamericane, asiatiche ed europee, inoltre aspettiamo ancora inviti americani e canadesi. Purtroppo il cosiddetto boxoffice da noi è molto misero, al pubblico nostro non interessa un cinema maturo ed elegante, ma piuttosto il cinema panettone che si riflette anche nella assenza di articoli nei giornali e settimanali locali, per la verità, con qualche rara eccezione.