Il sogno di King. La Formica di Verona: amatoriale, intellettuale e forse anche un po’ idealista e visionario. Così si definisce il gruppo teatrale che, sebbene si collochi in nell’ambito del teatro amatoriale, ha saputo portare la compagnia ad alti livelli. Il loro ultimo lavoro vuole offrire una riflessione sulla vita e sui diritti umani e chi meglio di Martin Luther King rappresenta un modello di lotta per i diritti? Ne abbiamo parlato con Walter Peraro, autore del testo.

Il sogno di King, lo definite teatro documento, uno spettacolo che vuole stimolare una riflessione sui diritti umani. Potete raccontarci come nasce l’idea della messa in scena e come avete costruito lo spettacoloL’idea nasce dal tentativo di portare a teatro un argomento forte, per attirare nuovo pubblico e offrire una alternativa alle solite commedie da ridere. Ho pensato a King ed al suo famoso I have a deream, perché si era appena celebrato il 50° anniversario del suo famoso discorso. Ho cominciato a documentarmi, a leggere libri, solo due in italiano, cercare immagini, scoprendo una vera e propria storia che si poteva raccontare sul palcoscenico. Iniziata la scrittura delle prime scene abbiamo capito subito che le tematiche contenute in questo argomento sarebbero state emozionanti! Oltretutto eravamo in pieni, mitici anni ’60, con le musiche di Bob Dylan, Joan Baetz e altri. Gli attori però non potevamo essere noi bianchi con la faccia pitturata. Bisognava trovare attori di colore, che recitando avrebbero certamente raccontato anche se stessi. Facile dirlo. Dove li trovi attori di colore nel teatro amatoriale? La ricerca è durata alcuni mesi, provando con vari gruppi, sino ad incontrare l’associazione Africa’s friend che però non aveva mai fatto teatro. Accettando la sfida, abbiamo cominciato a leggere il testo insegnando loro a recitare e a parlare meglio in italiano. Mancava Coretta, ma il passa parola ha dato i suoi frutti facendoci incontrare Malice Omondi, praticamente perfetta. Nel frattempo si doveva pensare alle scene ed ai costumi. Il centro del racconto era il discorso di King, della durata di 17 minuti, troppi. Ecco allora l’idea di farlo diventare un feedback al contrario, di proporlo a pezzi, sino al suo grandioso finale. In mezzo avremmo recitato la storia che precedeva quell’evento, dall’arresto di Rosa Parks del 1955 al boicottaggio degli autobus a Motgomery, all’arresto di King a Birmingham dove scrisse la famosa lettera dal carcere, all’organizzazione della marcia su Washington del 28 agosto 1963, raccontando con immagini le violenze subite dai pacifisti neri, per poi concludere, con un salto temporale di 5 anni, con l’episodio dell’assassinio di King il 4 aprile 1968, preceduto la sera prima dal profetico discorso (…) dalla cima della montagna ho visto la terra promessa (…). Era chiaro sin dall’inizio, che non avremmo solo recitato ma anche fatto vedere foto, filmati originali, canzoni dell’epoca. Non poteva mancare neppure il terrificante Ku Klux Klan, che abbiamo portato in scena con fedelissimi costumi fatti da una formidabile sarta sulla base di foto e disegni. Insomma un teatro-documento presentato con un innovativo sistema di retro proiezione, costato parecchi soldi e molte, moltissime ore di lavorazione. Tuttaltro che amatoriale.

È stato rappresentato a Verona il per la prima volta, come lo ha accolto il pubblico? Il debutto è avvenuto il 30 ottobre 2014 al teatro Camploy di Verona, come evento di apertura del Festival del Cinema Africano. Il teatro era stracolmo e l’accoglienza è stata entusiasmante. Ben diversa la situazione alla successiva replica di gennaio, dove il teatro era mezzo vuoto nonostante il coinvolgimento del Movimento Nonviolento di Verona e la diffusione di centinaia di e-mail e di sms. Verona in quella occasione non si è rivelata molto attenta a queste tematiche, ma non è giusto generalizzare perché probabilmente siamo stati noi a non aver fatto la giusta pubblicità. Per questo cerchiamo un manager che sappia proporci come si deve. Poi siamo stati a Roma, sempre in occasione di un convegno, ed è stato bellissimo!

Qual è il valore della lotta di Martin Luther King oggi? Ogni volta che andiamo in scena tocchiamo con mano l’attualità della lotta al razzismo. I diritti umani, ancorché scritti nelle costituzioni e nelle leggi, non sono ancora rispettati da tutti. La cultura razzista è ancora molto diffusa e lo stile di vita di molti sembra ispirato più alla violenza che alla non violenza. Per questo porteremo “IL SOGNO DI KING” nelle scuole, nella speranza che le idee di King, di Ghandi e degli altri sostenitori della pace, attecchiscano nelle menti degli uomini del futuro.