Questo film, del 1974, è uno dei classici poliziotteschi di Fernando Di Leo, il regista di Milano Calibro 9. Protagonista è Luc Merenda (e ho detto tutto).

Sono un commissario di Polizia e sconfiggo il crimine. Sono figlio di un maresciallo e sono il suo orgoglio. Del resto ho seguito le sue orme. Ma questo è un lavoro duro e fai in fretta a stancarti. E poi ti pagano di merda. Non basta neppure per mantenere la mia ragazza. Lei vive nel lusso e ha bisogno di molte attenzioni. Certo, c’è mio padre che mi ha insegnato il mestiere. Lo vedo nei suoi occhi. Lui è fiero di me. Lo so. Ma non m’importa. A me interessano solo i soldi e la mia donna. Il resto è la solita routine. I soliti piccoli o grandi arresti. I complimenti del mio capo alla fine di un’inchiesta andata a buon fine e la fiducia dei miei uomini. Ma di tutto questo non me ne faccio niente.

I miei amici mi danno soldi a palate. E non mi chiedono granché. Solo di chiudere un occhio ogni tanto. Ma accidenti c’è quella pratica che ha in mano mio padre e che mi crea problemi. Devo chiedergli di insabbiarla. Ne va dei miei soldi. Ne va della mia ragazza. Il resto può andare a farsi fottere. Anche mio padre. Lui e il suo lavoro. Questo lavoro che ho scelto anche io per stargli vicino. Non ne ho mai avuto la possibilità. Lui lavorava sempre e io lo aspettavo anche se arrivava tardi.

Ecco. Questa è la mia vendetta nei tuoi confronti. Sono riuscito a sporcare il tuo lavoro.

Il tuo sacro lavoro.