imagesÈ veramente difficile realizzare un film pessimo come Il nido, in concorso a Locarno nella sezione Cineasti del presente. Diretto da Klaudia Reynicke è ambientato in un luogo denominato Bucco, ma che in realtà è un comune delle Centovalli: Palagnedra.

Non è mai piacevole parlare male dei film, soprattutto quando sono realizzati in Ticino con maestranze locali e coprodotti dalla RSI. Tuttavia questo Nido è una sorta di capolavoro al contrario. E non riesco a capacitarmi di come una regista, che ha alle spalle altri otto lavori, sia riuscita a non azzeccarne neanche una.

La recitazione di Ondina Quadri è talmente povera da essere paragonabile a una rappresentazione scolastica. Per non parlare degli altri attori. La storia è anche peggio. Non ha né capo né coda. Certo, c’è il tema classico dello straniero che arriva in una piccola comunità e ne sconvolge gli equilibri prestabiliti. Ci sono altri spunti, poco sviluppati, come la questione del turismo spirituale. Bucco è infatti diventato un luogo di pellegrinaggio. Ma lo svolgimento è a un livello addirittura imbarazzante.

Un meccanismo centrale della narrazione, come la relazione causa-effetto, è bistrattato. Senza parlare della scrittura, e quindi la sceneggiatura, che sembra uscita da un film pensato bevendo rum «in uno dei peggiori bar di Caracas». La fotografia e la musica sono usati anche peggio. Peccato, perché la splendida scenografia naturale avrebbe potuto dare spunto per ben altre inquadrature.

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