Comunicare noi stessi agli altri è un’arte difficile. Necessita di una buona dose di coraggio, di umiltà, spirito dell’avventura. Quando ci dobbiamo raccontare ci sentiamo un po’ come se fossimo obbligati, spinti, a ribaltare il nostro punto di vista. Portare fuori quello che è dentro. Ma dentro abbiamo le budella, ci sono i  nostri organi vitali, quelli più intimi. È complicato. Ci sembra tutto molto intricato, attorcigliato, ingarbugliato…

Pensiamo che a nessuno piace vedere quel garbuglio di interiora che abbiamo infilate nel ventre. Allora, la maggior parte delle volte, decidiamo che al posto di quel nodo infinito che è il nostro mondo, sia più opportuno esporre un bel fazzoletto bianco. Candido possibilmente. Nuovo sarebbe meglio.

Un telo immacolato non impegna mai. Va bene con tutto e con tutti. Non c’è il rischio che non piaccia, è solo un fazzoletto. Un fazzoletto non lo si giudica, lo si guarda indifferenti.

Diamo una rapida occhiata al nostro interlocutore, cerchiamo svelti il pezzo di cotone più bianco che ci sia. E ci presentiamo!

Il nostro ventre stride un po’. Ci è rimasto male. Sperava di poter essere presentato anche lui… una volta.

Tu lo rassicuri. Dai sarà per la prossima. Oggi non era il caso. Non era il momento. Non era la persona giusta, il contesto adatto….

ci vuole coraggio per riuscire a vivere… oltre lo specchio.