venerdì 12, sabato 13 e domenica 14 febbraio, la rassegna teatrale HOME è lieta di ospitare al Teatro Foce di Lugano lo spettacolo “IL CUORE DEL MOSTRO“, la nuova produzione della compagnia I divorati per la regia di Davide Giovanzana.

Nessuno vorrebbe avere un mostro accanto a sé, eppure non riusciamo a spegnere la tv, piegare il giornale, cambiare stazione. Non possiamo smettere di leggere, ascoltare, guardare, divorare tutto ciò che li riguarda: il male ci seduce. E se sondando nel cuore del mostro, vi trovassimo qualcosa di familiare? E se noi fossimo il mostro? O se il mostro fosse in noi? È proprio quest’ambiguità, contraddistinta da luci e ombre, da umanità e mostruosità, che distingue lo spettacolo. Danza, canto, teatro fisico, scene grottesche, comiche e di forte impatto emotivo si combinano per riaffermare che, per comprendere la nostra più intima umanità, occorre accettarne il suo lato “mostruoso”.
Concetto Cos’è un mostro? Che cosa porta una persona a perdere la sua umanità e diventare un mostro? Anche i mostri hanno un cuore?
Ogni giorno, in qualsiasi telegiornale, in qualsiasi quotidiano, in qualsiasi talk show, troviamo la parola “mostro”: viene utilizzata per definire un essere umano, uomo o donna che sia, che abbia compiuto un’azione caratterizzata da una forte dose di disumanità. Vorremmo non sapere nulla di queste cose, eppure esercitano su di noi una sottile, persistente attrazione. C’è qualcosa di ambivalente nell’interesse che la nostra società rivolge ai mostri. Siamo divisi, al centro di un’inquietante, succulenta contraddizione, non sappiamo se coprirci gli occhi o leccarci i baffi, o tutte e due le cose insieme… Proprio questa contraddizione è la cifra caratteristica della tematica: la dualità, l’ambiguità, luci ed ombre, commedia e tragedia; tutto questo è per noi Il cuore del mostro.
Esamineremo tanto i casi di follia estrema, quanto le situazioni più banali, l’ordinaria follia che cova sotto la superficie della vita quotidiana: la mostruosità dell’efferato serial killer e quella che può nascondersi dietro il comune impiegato; la donna pronta a tutto pur di raggiungere l’immagine che ha sempre desiderato e il chirurgo plastico che, sotto
il giuramento di Ippocrate, compie l’operazione; lo scienziato che progetta il cibo geneticamente modificato nel nostro piatto, e gli angeli della morte che scivolano silenziosi nelle corsie degli ospedali, mettendo fine a sofferenze protratte troppo a lungo.
Cose vere, cose assurde, eppure umane. Dov’è allora il confine che separa l’umano dal mostruoso? E quanto ci vuole a superare quel confine? In questo spettacolo ci metteremo a scavare, strato dopo strato, gli occhi ben aperti, l’irriverenza in una mano, l’umanità nell’altra, e andremo sempre più in profondità, fino all’intimità più nascosta, il cuore del mostro. Perché sì, fino a prova contraria, anche i mostri ne hanno uno: siamo proprio sicuri di poter affermare che sia tanto diverso dal nostro? Seneca sosteneva che il mostro, come la tragedia, non è altro che “una rivelazione visibile e orribile della verità”. E se fosse che, guardando nel buio del cuore del mostro, trovassimo qualcosa di vero che si nasconde anche nel nostro cuore di persone perbene?