Il caso Paradine (1947) Un film geometrico (ma lo sono tutti) di Alfred Hitchcock con protagonisti Gregory Peck e Alida Valli al suo primo ruolo importante a Hollywood.

Sono Maddalena, una ricca vedova che viene incolpata di aver ucciso il marito. Lui era un ex colonnello cieco e anziano. La polizia mi porta in prigione: l’accusa nei miei confronti è omicidio. Ma io non ho paura, provengo da una famiglia povera e con la sola forza delle mie mani (e la mia bellezza) sono riuscita a raggiungere il mio obiettivo: diventare ricca. Ma ora tutto sembra sprofondare. Devo trovare una soluzione o da qui non ne esco. Aspetta, ecco l’avvocato, un principe del foro, elegante, bello e furbo. Ma io lo sono di più. Sì, quello posso manovrarlo come voglio. Ecco, vedi come mi guarda, vedi come mi parla e mi vuole. Lo so, ho lo sguardo magnetico e nessuno mi può resistere.

Sono Maddalena e senza l’aiuto di nessuno, ma solo grazie alla mia incredibile personalità, posso far ribaltare una sentenza già scritta. Ho sposato l’uomo più ricco della città, vuoi che non riesca a portare il caso dalla mia parte? Non devo neanche sforzarmi molto, bastano un paio di sguardi, due parole giuste e l’avvocato è mio. Anche il giudice e la giuria non avranno scampo.

Sono Maddalena e non ho scrupoli. Ho vissuto la povertà e la ricchezza. So che cosa è bene e che cosa, invece, è male. So che non avere soldi è male e averli è bene. So che posso fare tutto e riuscire ad aver ragione. Posso anche uccidere mio marito ed essere giudicata innocente,… o forse no?